La fine di tutte le cose.

di stefano havana, 27 Agosto 2008

Qualcuno dovrebbe dirmi di andare a dormire. Ché sono esattamente le due di notte e tre Tennent’s Super. Domani, voglio dire: OGGI, è il mio ultimo giorno di ferie. Da una parte sono contento. Certe cose devono finire. Perché se non finiscono non si riesce ad afferrarle mai del tutto: se non finissero, ecco, le cose, anche quelle belle, soprattutto quelle belle, avrebbero forse lo stesso valore? Finché c’è morte c’è speranza, dico io, ma mi sa che prima di me lo diceva Tomasi di Lampedusa, e ancora prima di lui il Cornetto Algida. Il Cornetto Algida sì che mi ha insegnato le cose come stavano. Ci sono anche altre cose che mi hanno insegnato come stavano le cose - Fox Mulder e Dana Scully, Rocky Balboa, Fantozzi, i film di Peter Jackson, la mano di Giulia sul mio ginocchio durante i rigori ai Mondiali del ‘94 - ma il Cornetto Algida, quello, l’ha fatto più di tutti. Il Cornetto Algida lo cominci veramente ad amare un attimo prima dell’ultimo morso. A me, ragazzino, il Cornetto Algida piaceva parecchio, ma era la punta del cono che mi faceva andare fuori di testa. Perché dentro c’era la cioccolata. Un bel pezzettone di cioccolata. Roba da leccarsi i baffi. Sbriciolavi tra i denti l’ultimo tocco di cialda e, puf, ti ritrovavi sopra la lingua la consistenza inaspettata di quella cioccolata. Comprendevo allora, guardandomi i polpastrelli scuri come quelli di un extracomunitario schedato, che quanto mi restava ancora in bocca, ridotto in poltiglia dall’azione dei miei incisivi, era l’ultimo brano del piccolo sogno gustativo che avevo vissuto. E allora cominciava la nostalgia. La nostalgia del primo morso. Partivano, nel mio cervello di adolescente ancora non avvezzo ai rimpianti, ai rimorsi, alle lacrime, alle manchevolezze degli altri, tutti degli impulsi elettrici che mi riportavano a quei minuti passati, quando il Cornetto era intero ancora nella mia mano e le nocciole perfettamente al posto loro sopra lo strato di panna industriale, griffata Algida. Ogni volta che arrivavo alla punta del cono, Cornetto dopo Cornetto, capivo che ero sopraggiunto alla fine di tutte le cose. Eppure era proprio quel crudele pensiero durante la degustazione, a rendermi indimenticabile il viaggio. Intuivo che qualsiasi cosa sarebbe successa, io avrei ricordato QUEL momento. Non altri. Avrei portato con me a casa, nei giochi, nei compiti, nelle preoccupazioni scolastiche, che non erano poche, il ricordo della FINE, dell’ultima cosa. Tutti gli istanti prima, i singoli morsi che erano serviti per ridurre il Cornetto Algida a quella piccola punta finale, non avevano valore. Si trattava di agnelli sacrificali. Ancora lo sento beelare, il Cornetto Algida, quando tuttora lo mangio. Perciò, se quella punta meravigliosa, gravida di cioccolato, fosse stata grande quanto la Toscana, per esempio, molto probabilmente nella mia vita non ci sarebbero stati tanti Cornetti Algida. Mi sarei fermato a uno. Mi sarebbe venuto presto a noia. Non avrei avuto memoria della FINE. Avrei detto a me stesso che sì, si trattava di un discreto gelato confezionato, va bene, brava Algida, clap clap clap, ma nulla più. Sarei passato a qualcosa d’altro, come anni dopo avrei capito che c’è sempre un’altra donna capace di farti tornare voglia di alzare il volume della radio in macchina una tacca in più del necessario. Invece la FINE. Ragazzi, la fine delle cose che fa fare… Il Cornetto Algida, ben prima, e decisamente con maggiore incisività, di Tomasi di Lampedusa, mi insegnò che finché ci fosse stata morte, ci sarebbe stata speranza. L’immortalità è un’angoscia che non ha affatto il gusto della cioccolata.

Adesso non so bene tutto questo come possa incastrarsi col fatto che prima erano le due di notte e ora sono le due e trenta di notte, certo è che domani, cioè OGGI, è il mio ultimo giorno di ferie, e qualcuno dovrebbe dirmi di andare a dormire.

  • Commento di Parmachiara

    Te.. te quando scrivi ’ste robe…

    27 Agosto 2008

  • Commento di phoebe1976

    Ti adoro. :)

    27 Agosto 2008

  • Commento di Saint Andres

    Io di solito scelgo sempre il cornetto al cioccolato, non quello classico. È davvero un piacere, è ultrapieno di cioccolata da leccarsi i baffi fino alla fine, davvero pazzesco!

    27 Agosto 2008

  • Commento di Jon

    A tutti piaceva il cioccolatozzo finale, ringrazio Dio che nessun giovane ambizioso alla algida se ne sia uscito con l’idea di vendere confezioni da un chilo di cioccolatozzi finali, pronti all’uso.
    JOn

    27 Agosto 2008

  • Commento di Mario

    perche’ la parte croccante iniziale…..vale come fosse un bel preliminare….che finisce con l’apoteosi del cioccolatino finale….

    27 Agosto 2008

  • Commento di jimmydixxx

    Ora sto mangiando un Magnum. Classico.
    E sono d’accordo su tutto quello che hai scritto.
    Ma secondo me, il segreto Algida sta nella panna. Anzi, nella Panna. E’ la migliore in assoluto, da sempre. E il contrasto tra quella Panna e il Cioccorgasmo finale, ti riempie il cuore di gioia.
    Se si venisse a sapere che l’Algida sfrutta manodopera infantile o usa il polonio 210 per fare i cornetti, non me ne fregherebbe niente.

    28 Agosto 2008

  • Commento di Ornella

    Protebbero assumervi tutti, quelli dell’Algida!

    Ste, questo post è molto bello e tu sei sempre bravo, anche quando sei in ferie :-)

    Ornella

    28 Agosto 2008

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