Rumore.
Ci sono bambini e bambini. Uno di questi, ieri mattina, in spiaggia, ha domandato al padre, testualmente: “Papà ma Caltagirone è brava gente?”. Io ero di spalle. Stavo srotolando il filo delle cuffie del’ipod. Perciò non l’ho visto, il bambino. Poi s’è confuso tra gli altri. Come gli sarà mai venuto in mente? Starete pensando che mi sto inventando tutto. Ma, giuro, sono sincero. Casco dal sonno. Si sa che il mare stanca. Non si può mentire in queste condizioni. S’è mai visto un uomo addormentato mentire? Gli uomini addormentati sussurrano i nomi delle amanti. Gli uomini addormentati premono contro il cuscino verità che da svegli terrebbero dietro la lingua. Un altro bambino, invece, sempre ieri, al mare, in spiaggia, a Fregene, se n’è stato buono buono, tutto il tempo, sul suo lettino blu, a ripetere ad libitum la litania del gatto Virgola, quello degli spot pubblicitari. “Mi chiamo Virgola, sono un gattino“. Eccetera. L’avrete sentita. E’ una di quelle pubblicità, ogni tanto ne esce una, che fa venire voglia di avere per le mani una gigantesca palata di cacca di cavallo. C’era un bambino, un altro, mongoloide, roba del genere. Stava lì a prendere il sole con la bocca tutta aperta come se volesse abbronzarsi il pancreas o che so io. La mamma era una signora molto dolce in topless. Due tette della madonna. Io non ce la faccio a non mettermi a fissare le tette ignude delle persone in spiaggia. Voglio dire, è più forte di me. Deve essere qualcosa di freudiano, vallo a capire. L’impressione che ne ricavo, ogni volta, è che meno ti impegni per nascondere il tuo vezzo, più quelle tette si fanno gigantesche. Al punto che diventa impossibile non posarci sopra lo sguardo quelle tre o quattrocento volte. D’altra parte quelle sono tette. Nude. E noi siamo uomini. Perciò è una questione di diritti e doveri. Mica cotica. Il bambino mongoloide ha scavato una profondissima buca con la dedizione di un fuggiasco di Alcatraz e poi ci si è messo dentro. L’ho guardato. Anche la mamma l’ha guardato. Lui s’è fatto una grandissima risata, così forte che l’altro bambino, quello che cantava “Virgola”, s’è azzittito. Vaffanculo, ho pensato, mi sono messo a fare il tifo per il mongoloide, prendi quel cazzo di ragazzino stupido e seppelliscilo nella tua buca perfetta. Lui, “Virgola” e i genitori che non lo affogano nel mare. Quando ho riaperto gli occhi, il bambino mongoloide stava ancora dentro la buca. Così, fermo. Immobile. Con la bocca aperta: sembrava l’avesse scavata coi denti, quella buca. Chissà cosa gli passava per la testa. Ci sono bambini e bambini. Un gruppetto, a riva, stava ordinatamente in fila dietro uno scivolo. Uno via l’altro scivolavano giù con dei gridolini corrosivi e finivano col culo in acqua. Mamma e papà lì vicino. Le solite raccomandazioni. Ci sono bambini e bambini, ma quasi tutti fanno rumore. Il che va bene, a mare. A mare bisognerebbe urlare. La prima cosa che la gente dovrebbe fare, arrivata a mare, dovrebbe essere di mettersi a riva e tirare fuori il più grande urlo della storia. Bum, uno sfogo della madonna. Da fare increspare le onde. Un urlo così forte da spingere un po’ più in là la linea dell’orizzonte. Sul serio: le persone dovrebbero sfogarsi, ogni tanto. Cinque minuti li ho passati dormendo. C’era questo bel vento che mi fischiava sotto le cuffie, dentro la musica. Mi ha svegliato un urlo. Ho pensato: ecco, è morto il mongoloide. Non so perché l’ho pensato. Il subconscio, l’inconscio. Che ne sai. Perciò ho provato a calmare le pulsazioni e ho guardato verso la buca. Era vuota. La mamma tettona s’era ricoperta e adesso stava in piedi un po’ più in là. A quel punto ho fatto caso al frastuono. Come una guerra. Salvate il soldato Ryan, roba simile. C’era un elicottero nero che stava atterrando poco più giù, sul pelo dell’acqua. Allora tutti i bambini - dico tutti - avevano interrotto quello che stavano facendo e s’erano accalcati fin dove i genitori gli permettavano di stare e sgomitavano per vedere. Molti si tappavano le orecchie. Con i due indici delle manine. Uno per orecchio. Volavano per aria un sacco di domande appuntite che cominciavano quasi tutte con “perché“. Cristo santo: l’avessi visto io, a quell’età, un elicottero tanto vicino atterrare in acqua. In acqua! E tutto quel rumore, poi! A quell’età, quando un amichetto mi chiese quanto grande fosse l’Italia, me lo ricordo benissimo, io risposi “quasi tutto il mondo”. E’ una questione di visione e proporzioni. Più cresci, più guardi le cose da lontano. Solo così si capiscono le reali dimensioni di quanto ci circonda. Al tempo io non avrei mai creduto che potesse esistere qualcosa in grado di fare più rumore di ME. Quell’elicottero nero era riuscito nell’impresa di zittire tutte quelle piccole gole scatenate allontanando d’un colpo il loro miserrimo punto di vista. Bambini di tutti i colori e forme. Sopraggiungevano di corsa coi costumini infilati tra le chiappette da qualche gioco scatenato lasciato a metà. Il mongoloide stava dietro a tutti, con la sua schiena curva e la base del collo gonfia. Sempre quella bocca spalancata. Aveva una canotta della Roma. Con questo non voglio dire niente. Io non mi sono mosso. Anche se avrei voluto. Dopo un po’ l’elicottero s’è rialzato in cielo ed è sparito oltre le case. I bambini sono ritornati a posto. Come pedine su una scacchiera. Tutti alla posizione di partenza. Solo un po’ più zitti di prima. Un po’ più cresciuti, vorrei dire, ma ne dovranno fare ancora di strada. Il mongoloide no. Il mongoloide se n’è rimasto fossilizzato come se l’elicottero non si fosse rialzato. Ho pensato: e se la sindrome di down si riducesse a questo? Vedere le cose con un minimo di ritardo. Come in differita. Magari lui davvero l’elicottero ce lo vedeva ancora in mare. Comunque poi anche il mongoloide è tornato dentro la sua buca di sabbia a fare quello che stava facendo, cioè niente.
Commento di Ornella
Ho dovuto leggerlo due volte questo post, all’inizio ti avrei picchiato, ho pensato: “eccolo qui, il solito provocatore cinico che spara a zero su quanto sono rompi i bambini”, poi ne è uscito un post poetico di una bellezza struggente, hai una grande capacità Ste, quella di vedere il mondo come se tu stesso fossi ancora un bimbo!
Altro che cinismo, la tua è empatia con il genere umano(ma questo te l’ho già detto)
Ornella
28 Agosto 2008
Commento di Pillow
giusto un oaio di cose (ora che leggo il commento sopra ne aggiungo una terza, anzi…)
voglio sperare che tu non abbia definito così tanto spesso “mongoloide” un bambino affetto realmente da sindrome di down.
non è purismo, capiscimi. E’ come se IO sentissi TE, Stefano, chiamare una persona di colore “negro”.
punto secondo, tu non hai mai passato la tua unica mattinata libera in spiaggia quando, sul ciglio del sonno, s’impossessa di tutto il chilometro quadrato intorno al tuo telo, una famigliola con 11 ragazzini di cui due fanno a gara a chi canta più a squarciagola “Le tagliatelle di Nonna Pina”, vero?!
e poi approfondiremo sul perchè riesci, per taluni, a mantenere una visione dell’esterno così infantile…
(ghghhghghgh)
28 Agosto 2008
Commento di AmorAmaro
hai proprio ragione… la prima cosa che occorrerebbe fare arrivati in spiaggia è mettersi ad urlare…
ciao ciao
AmorAmaro
28 Agosto 2008
Commento di stefano havana
Ornella: a me i bambini in spiaggia non danno fastidio. A patto che non siano i miei :-)
Pillow: non voglio fare per forza il cinico, perché a) non lo sono, b) la retorica dell’antiretorica io la odio pià della retorica. Però, ringraziandoti per il commento che mi hai lasciato, perché sono contento di rivederti “partecipe” da queste parti, devo dire che per me, un bambino down, sì, è un “mongoloide”. Non per altro: ma chiamarlo diversamente mi costerebbe fatica. Non sono un medico e sono sicuro che quel bambino in spiaggia, come altri, affetto da sindrome di down non sia affatto “mongoloide”, ma abbia un altro nome. Tuttavia per me è mongoloide. Non ho mai chiamato un tizio di colore diversamente da NEGRO (se sono allo stadio, o davanti a una partita, diventa automaticamente NEGRODIMMERDA, ma solo se è avversario).
Tra l’altro approfitto per raccontare una cosa simpatica, avvenuta sempre ieri in spiaggia. Mentre mangiavo e bevevo una Heineken, leggendo un bel romanzo di un autore spagnolo mio coetaneo sul periodo franchista, al tavolo accanto al mio s’è seduto un negro. Uno di quelli “romani”, dalla parlata all’abbigliamento. Ha telefonato a un amico, gli ha detto “bella fratè” e quelle cose lì che fanno sorridere in bocca a un negro. A un certo punto lo ha salutato, dicendo che non si sarebbero più rivisti, perché si stava per trasferire a Londra. “Non per sempre, però per un botto di tempo”. Alla fine ha detto: “Aho, ma chette frega, così c’avete anche un negro di meno in classe”. Io ho quasi spruzzato la birra per la risata. Mi sono girato verso di lui, quasi ad assicurarmi che fosse davvero NEGRO e gli ho sorriso. Lui ha capito e mi ha alzato la sua Peroni. Tutto ciò è il contrario di razzismo. Il razzismo non sta mai nelle parole, ma nel silenzio.
AmorAmaro: a Cuba una volta lo facemmo. Mi ricordo. Ho ancora il video. Federico inquadrato e la mia voce fuori campo (tutto intorno c’era semplicemente la spiaggia e il mare più pazzesco e DESERTO che avessimo mai visto): “Fede, dammi un commento”. E lui, dopo averci pensato qualche secondo, esplose in un fragoroso e inintellegibile urlo.
Grazie per il tuo commento, alla prossima.
[Ste]
28 Agosto 2008
Commento di harlot
Tutta la storia è storia della φωνή. (cit.)
28 Agosto 2008
Commento di Pillow
…non ti ho dato del razzista. nemmeno in maniera tacita. non parlavo proprio di quello.
forse allargavo il discorso verso una questione di eleganza.
dai, ti fa pendant con la macchina, l’eleganza!
e non provarti a rifuggire gli altri due punti… cattocomunista mangiabambini imborghesito!
28 Agosto 2008
Commento di stefano havana
Pillow: ok, secondo punto. 11 ragazzini in una famiglia SOLA non è possibile, non ci credo, dovrebbe essere proibito dal governo! E comunque Le tagliatelle di Nonna Pina mi hanno perseguitato perfino a Cayo Largo, quindi figurati….
Terzo punto: la mia visione è infantile perché ho dentro di me il FANCIULLINO che scalpita. Chi era, Pascoli?
Quarto punto: cattocomunista no, mangiabambini nemmeno (preferisco la pancetta), imborghesito sicuramente!
[Ste]
28 Agosto 2008
Commento di Pillow
ahhh… ora ti riconosco, signorinella…
28 Agosto 2008
Commento di Jon
I bambini in spiaggia io li ODIO, mi fanno guardare con speranza verso eventuali squali e con tentazione le buche nella sabbia. Ma non li odio per partito preso,ma perche’ sono tutti rincoglioniti come dei picchi sotto chetamina. Ho appena passato qualche giorno in montagna dai parenti per un matrimonio, gran parte del tempo a baby-sittare i piccoli. Vivaci, inesauribili, assillanti si, rincoglioniti no. Credo dipenda dal fatto che stanno in mezzo alla natura (dov’e’ pieno di cose piu’ grandi di te ma non fanno rumore) e senza tv. E vaffanculo il gattino virgola.
Jon
28 Agosto 2008
Commento di jimmydixxx
Sì, Jon. Vaffanculo il gattino virgola. Era ora che qualcuno lo dicesse.
(ah, lo diceva già tutta l’italia? ah, ok.)
30 Agosto 2008
Commento di nicole
Meglio virgola che “non ti lascio solo balla topolona” hi hi hi
30 Agosto 2008
Commento di Barby61
Nel mio paradiso di mare sono assediata da pupi di ogni tipo, età e sesso, e posso garantirvi che arrivano tutti a quei 300mH che sembra siano il massimo a cui le nostre corde vocali arrivano, e solo da piccoli, eh ?
Avevate qualche dubbio in proposito ?;o)
30 Agosto 2008
Commento di stefano havana
Nicole: assolutamente! :-D
(ma non era bElla topolona?!)
Barby: i bambini che non urlano da piccoli diventano pacciani da grande :-)
[Ste]
30 Agosto 2008