Stefano through the years.

di stefano havana, 8 Settembre 2008

Gli inizi - Stefano e l’antiproibizionismo

Gli inizi

Collega stimato di Eliot Ness, Stefano aiutò lo Stato d’America a catturare Al Capone. Integerrimo sul lavoro, al Dipartimento del Tesoro, tradiva vizietti tra le mura domestiche, il più eclatante dei quali fu scoperto solo molti anni dopo la sua pensione: in cantina, dietro quintalate di giornali d’epoca, una vecchia caldaia a carbone degli inizi del secolo e un paraurti ammaccato di una Mustang rubata, furono rinvenuti da un’ispezione edile 1500 album pornografici e l’equivalente di 11mila dollari di bottiglie di whiskey invecchiato. Le pagine degli album pornografici presentavano orecchie sui bordi, le bottiglie di whiskey erano vuote. La notizia si diffuse sui giornali in un battibaleno e fu lui stesso a spiegare l’accaduto ai cronisti che lo assediarono durante una battuta di pesca: “Il porno e l’alcol sono come questa spigola - disse agli astanti coi suoi occhi di ghiaccio, brandendo in mano un grosso pesce ancora sguazzante - nient’altro che nutrimento per questo vecchio corpo. E qualcosa da fare la domenica pomeriggio”. A chi gli domandò perché allora avesse lottato al fianco del proibizionismo per tutti quegli anni, Stefano rispose nuovamente brandendo il suo pesce: “Abbiamo tutti un mutuo da pagare”.

1952 - Stefano e la pubblicità

1952

Quando entrò per la prima volta, agli inizi degli anni Cinquanta, nello studio “Heather & Robinson”, come apprendista artista creativo, non ci fu una sola segretaria dell’ampia camerata che non si girò a guardarlo. “Finalmente si rivede qualcuno con dei capelli in testa…”, disse Heather Crosby all’amica Nancy quella sera stessa, dopo il secondo Martini. Nel giro due tre anni diventò art director, poi passò ad avere un ufficio tutto suo con la qualifica di editor, infine accettò la nomina a socio, dando così il “la” alla propria rovina ma questa è una storia che non verrà raccontata. Celeberrime rimasero le sue campagne pubblicitarie per le Marlboro (il famosissimo cow boy che entrò nelle case e nell’immaginario di più di 200 milioni di fumatori era suo cugino di sangue), per le  prime pillole anticoncezionali e per la linea d’abbigliamento Lacoste. (il coccodrillo verde fu una sua invenzione) Heather Crosby fu la prima ad avvicinarlo: le regole aziendali in fatto di abbigliamento e rapporti interpersonali erano ferree. I dipendenti non potevano copulare tra loro, né uscire insieme, tantomeno stringere rapporti di qualsiasi tipo. Le ragazze non dovevano portare scarpe col tacco o gonne. Lo smalto era proibito. In queste condizioni il sesso diventava l’ultimo pensiero nella mente di tutti. Heather aspettò che Stefano ottenesse il suo ufficio privato - ben tre anni a guardarlo e a salutarlo, senza mai eccedere - e una mattina gli sfiorò una mano consegnandoli un plico. Si era spruzzata addosso una quantità inverosimile di profumo: il profumo non era proibito. Nessuno ci aveva mai pensato. Stefano la fece licenziare in tronco, ma dopo le lacrime ci fu il matrimonio. Nelle pagine finali della sua autobiografia si legge: “Non ho mai amato Heather. Nemmeno in abito nuziale la trovai bella. Negli anni seguenti feci moltissime volte sesso, quasi mai con lei. Ciò che ci ha tenuti uniti per tanto tempo ha un solo nome e questo nome è: pubblicità. Un uomo come me non può permettersi un divorzio. Un uomo come me non può permettersi che la gente pensi che si sia sbagliato. Un uomo come me non sbaglia”. Subì un tentativo di assassinio alla fine degli anni ‘70 da parte di un fumatore accanito di Marlboro rosse ammalato terminalmente di cancro ai polmoni. Rifiutò l’anestesia, durante l’estrazione delle due pallottole, come i grandi Capi di Stato da cui tutto dipende. Attualmente gode di una pensione di invalidità.

1956 - Stefano e la fotografia

1956

Diane Arbus si ispirò a lui per la fotografia delle celeberrime gemelline. Fu Stefano a dirle, una sera davanti al Ponte di Verrazzano, a Manhattan: “Hai mai provato a fare foto che creino disagio?”. Fu una rivelazione per lei. Certe voci assicurano che tra lui e Diane ci fu una intensissima storia d’amore e di sesso, soprattutto di sesso, rovinata dalle abitutini poco consone di lei che, per esempio, rifiutava la depilazione e qualsiasi concessione alla femminilità. “Ma a letto è stravagante ben più dei suoi scatti”, disse Stefano al suo amico e collega Richard Avedon, in camera oscura. Stefano divenne molto geloso del successo della sua amica e amante, al punto che quando le opere di lei vennero esposte al Moma, lui si presentò completamente ubriaco e trasandato, in modo che nessuno lo riconoscesse, (aveva già molti sostenitori nel campo della fotografia) e tirò su una piazzata che i giornali, il giorno dopo, definirono “Più rumorosa del crollo della Borsa”. Diane scoppiò in lacrime e lanciò in terra la sua Leica. Sopo pochi anni dopo si suicidò: le malelingue affermano che fu proprio colpa di Stefano se lei ebbe un tale tracollo emotivo. Oggi, a 88 anni suonati, si è trasferito a Venezia dove vende piccole fotografie ai bambini circondati dai piccioni di Piazza San Marco. Se qualcuno lo indica, non è più per celebrità, ma perché assomiglia teneramente al nonno che tutti sognamo di avere. Con quella lunghissima barba bianca e sporca. Alla fine anche lui ha smesso di tagliarsi i peli superflui, come la sua amatissima creatura che prima plasmò e poi contribuì a distruggere, com’è proprio di tutti gli artisti.

1970 - Stefano e i tempi della depressione

1970

Allora un giorno, senza preavviso, arrivò la depressione. “Colpa di Isabel Revoir - raccontò un amico fidato - Stefano si accorse che non avrebbe mai potuto averla, non con quei fondi di bottiglia come occhiali, e si perse in poco tempo”. Isabel era la titolare di una biblioteca dove Stefano soleva passare al tempo quasi tutti i pomeriggio della sua vita, dopo l’orario d’ufficio. Il lavoro al catasto non lo soddisfava: sentiva di buttare  via la propria vita giorno dopo giorno, dentro uno spazio angusto da cui era bandita la creatività. Così si appassionò alla letteratura, l’unica via di fuga da un’esistenza fatta di orari al cartoccio e scadenze affumicate. Isabelle Allende, Emily Bronte, Sylvia Plath, Mary Shelley, Natalia Ginzburg, Elsa Morante, Emily Dickinson: Stefano leggeva solo romanzi e poesie di grandi scrittrici. Donne. Credeva che così facendo avrebbe imparato a comprendere il meccanismo misterioso dietro ciascun essere umano di sesso femminile. D’altronde, al tempo, Stefano stava per compiere 40 anni e non aveva ancora mai avuto un rapporto carnale con una donna, fatta eccezione per un disastroso tentativo con una prostituta siciliana, che s’era concluso con una eiaculatio precox quando ancora entrambi erano avvolti dai vestiti. Perciò “leggere” le donne, lui pensava, avrebbe potuto aiutarlo nell’impresa di capirle, ancor prima di possederle. L’accento francese, di Isabel, le unghie curate delle mani, quelle smaltate dei piedi, gli orli delle sue gonne d’organza che le sfioravano i ginocchi, la pelle consumata dei gomiti che tradiva le ore di lettura, gli occhiali leggeri perennemente calati sulla punta del naso, i capelli nerissimi sempre raccolti in una crocchia e gli occhi come due puntini d’inchiostro, tutto questo, unito a carnosissime labbra rosa, fu sufficiente a Stefano, che si sarebbe accontantetato di molto meno, per desiderarla. Il suo primo approccio fu disastroso: balbettò tutto il tempo e Isabel dovette chiedergli di ripetere molte delle parole che lui provò a pronunciare. Il giorno che si presentò in biblioteca con una scatola di cioccolatini all’anice, al suo posto ci trovò una sostituta: “La signorina Revoir è incinta”, si affrettò a spiegare. Stefano divorò i cioccolatini e quella fu la depressione. (nonché il giorno in cui comprese di aver bisogno di una nuova visita oculistica)

1976 - Stefano il gigolò

1976

Tutto cominciò con un complimento: “Non disdegnerei di pagare per venire a letto con te”. Luogo: Hotel “La Pergola” a Positano. Stefano aveva appena terminato un corso di galateo tenuto dal principe Ruspoli a Roma e aveva deciso di provare la sorte in costiera amalfitana, dove, si diceva, c’era al tempo un gran bisogno di autentici signori di classe in grado di rendere più frizzante e piacevole l’atmosfera delle eleganti, ma un po’ tetre, hall dei grandi alberghi. Nel giro di due anni divenne il migliore, il più richiesto, ma fu quel primo complimento, quella forte sbandata verso l’adulazione, che lo convinse a provare. Si dice che in 25 anni di onorata carriera siano state più di quattromila le donne sotto i 45 anni che gli abbiano lasciato del denaro sul comodino. Donne che venivano viste uscire di corsa dagli alberghi coi capelli più ricci e arruffati di quando erano arrivate. Le gonne che all’andata portavano la chiusura lampo sul fianco sinistro, al ritorno ce l’avevano dalla parte opposta. A dirgli così era stata la contessa Marysol D’Oltralpe, nota imprenditrice italo-spagnola. Gran parte dell’industria dell’entertaiment iberica recava il suo cognome lungo le linee tratteggiate dei contratti d’acquisto o cessione. Si vociferava che giunta a 40 anni non avesse mai baciato un uomo: sesso sì. Tanto e variegato. Ma un bacio, la contessa Marysol non l’aveva mai elargito, perché, diceva: “Le labbra di un uomo sono impregnate delle sue bugie”. Nessuno seppe come andò in quella camera da letto: l’unica cosa certa è che la mattina successiva a quel complimento, la contessa Marysol D’Oltralpe lasciò la costiera amalfitana e nessuno la rivide mai più. La leggenda vuole che a coito avvenuto, l’algida donna si fosse lasciata sfuggire una dichiarazione d’amore e che Stefano l’avesse ripresa con una sonora risata, rifiutando il suo denaro. Oggigiorno è possibile incontrarlo nel suo ristorante sulla collina dei Camaldoli, il rilievo più alto di Napoli: gli rimane poco del fascino di un tempo, fatta eccezione per le mani robuste, l’eloquenza antica, e i dolcevita di marca. Tuttavia certa gente è disposta a fare i chilometri per sentirlo raccontare delle sue gesta erotiche con le donne famose d’un tempo e quelle sconosciute. A un settimanale rosa ha rivelato: “Ormai il sesso è un ricordo. Troppo ne ho consumato nella mia lunga vita e ormai anche quello, come le donne, non ha più granché da dirmi”. Pupi Avati sta girando un film sulla sua vita con Claudio Santamaria nel ruolo del protagonista.

1986 - Stefano ci prova col cinema

1986

Qualcuno fuori da un cinema gli disse: “Hai la faccia che buca”. Stefano non riuscì più a levarsi quella frase dalla testa e due mesi dopo fece il suo primo provino per una produzione belga: ottenne la parte in quattro e quattrotto. Un addomesticatore di cani poliziotto che finiva tagliato in due da un motoscafo durante un inseguimento con dei narcotrafficanti eritrei. Il regista, un ex tossicodipendente ossessionato dalle cinte di cuoio, si complimentò vivamente perché aveva risolto la sua parte in un solo ciak. Per Stefano fu un segnale decisivo, nonostante il regista in questione, rivolgendosi a lui, lo avesse chiamato “Umberto”. Purtroppo il suo sogno di lavorare con Tarantino (era ossessionato da John Travolta, al punto di vestirsi e pettinarsi come lui) si infranse contro la lingua inglese. Per quanti corsi fece e scuole frequentò, l’inglese di Stefano non andò mai oltre il “Goodmorning” e “Thank You”: la cosa lo impossibilitò ferocemente con l’Actor’s Studio. Provò con il Letterman Show, ma la sicurezza lo fece rotolare fuori dalla porta e lui si ritrovò a meditare sulle proprie punte dei piedi camminando per Broadway senza un nesso logico. Lo salvò un Mac Donald’s lungo la Madison Avenue che assumeva personale. I nomi dei panini si dicono allo stesso modo in tutto il mondo. Rincorre ancora il sogno del cinema americano: recentemente ha fatto da comparsa in un video di Lionel Richie.

2000 - Stefano e quei chili di troppo

Anni 2000

“E’ tutta colpa di Maria De Filippi. La ucciderò”. Furono le prime parole che Stefano disse sul lettino dello psicanalista, uno specialista con l’alito rancido che ad ogni seduta si succhiava 135 euro e due pacchetti di Mentos. Con l’ossessione di diventare un tronista della nota trasmissione televisiva, Stefano disse addio ai suoi sogni di gloria. I continui rifiuti da parte della redazione lo indussero a circondarsi di cibo. “Se non mi vogliono per il mio aspetto, mi vorranno per la mia intelligenza”. Così riprovò la trafila: lunghissime code di adoloscenti in calore, pericolosamente deficitari di cerebro e autostima, sotto il sole, ad orari impensabili, con l’unica certezza di un numero crescente stampato a caratteri cubitali sopra un foglio plastificato con il logo della trasmissione. In 12 mesi era riuscito nell’impresa improba di accumulare 45 chilogrammi. La cosa gli era costata 24mila euro e un esaurimento nervoso causato dalla non accettazione di se stesso. Così tolse tutti gli specchi e le vecchie fotografie: dentro quelle cornici si agitava, insopportabile, una figura snella con i muscoli torniti, a proprio agio su spiagge luminose e in compagnia di ragazze superficiali. Non era rimasto nulla di quella persona, seppure il suo peso specifico fosse triplicato. Quando arrivò davanti alla redazione per il provino, tutti si fecero silenti, molti se ne andarono. Fu scartato con estrema gentilezza. Troppa gentilezza. Dove lo accolsero con la giusta considerazione, invece, fu il comando di polizia di Cinecittà. Una denuncia per devastazione e atti osceni. Maria De Filippi non aveva gradito il suo fondoschiena nudo mostrato con voracità, tantomeno la rottura di dodici lampade alogene, quattro soppalchi, e un mixer. Non finì dentro, ma dovette sottoporsi alle cure del caso. “La ucciderò”, continuò a dire allo specialista da 135 euro e alla sua Mont Blanc che trasformava in inchiostro, scorrendo imperterrita, i suoi pensieri da ciccione frustrato. Una mattina prese coraggio: “Le nostre sedute si chiudono qui. Ha finito di spillarmi soldi, PEZZO DI MERDA!”. Sulla porta, un momento prima di uscire, aggiunse: “Vado in America a cercare fortuna”. Infine si rivolse alla segretaria che guardava allibita: “This is the end….”. E uscì salutando con un’immortale scorreggia al chili. Morì nell’attentato al World Trade Center del settembre 2001: qualcuno afferma che il suo peso accelerò il crollo della Torre numero due. La storia della sua vita e, soprattutto, della sua morte, fu al centro della puntata del 3 marzo 2002 di “C’è Posta per Te” con un pazzesco share del 63.7%.

_FINE_

Personaggi e interpreti:
Stefano Havana | Eliot Ness | Al Capone |
Quentin Tarantino | John Travolta | David Letterman |
Maria De Filippi
Costumi:
yearbookyourself

____________________________________________________
per ricevere tutti gli aggiornamenti di Noantri, partecipare agli eventi e alla vita del blog, proporre argomenti, raccontare la propria, o semplicemente cazzeggiare in allegria con gli autori e gli altri lettori:

iscrivetevi alla pagina di Noantri su FACEBOOK.

  • Commento di Alberto Puliafito

    Narcisista egocentrico esaltato :-D

    8 Settembre 2008

  • Commento di Alessandra

    Se sia la trasposizione in forma narrativa ( che tanto, ma proprio tanto, ti si confà :-) ), nero su bianco, di un’intuizione, diciamo…ecco, sì, artistico-creativa o, piuttosto, simil-delirante…uhm, ancora non saprei…visto, e anche considerato, che il confine tra “genio” e “follia” è assai labile e sfumato, ambiguo ed incerto… :-)))

    8 Settembre 2008

  • Commento di Robilant

    Bella intuizione. Reincarnazioni in sequenza lungo tutto il novecento. E naturalmente il pezzo è pieno di spunti e anche di citazioni, a ben guardare. Sicuramente conosci le foto di Diane Arbus e hai visto il film con la Kidman (notevole ed eccitante!). E sicuramente qualcuno ricorda il “Batman” con Jack Nicholson: in un intervallo pubblicitario televisivo appariva lo stesso stampo del grugno di Joker stampato su tutti i volti degli attori degli spot. Un effetto sinistro che si può ritrovare nelle tue foto ritoccate. (La più ripugnante è quella di Ste 1986 :-).
    Non so se sia tua, ma la trovata della contessa Marysol potrebbe essere anche di Márquez: “Le labbra di un uomo sono impregnate delle sue bugie”. Memorabile.

    8 Settembre 2008

  • Commento di nicole

    Lacoste - tennista, soprannominato il coccodrillo…e non dico altro, Stefano 1952…

    8 Settembre 2008

  • Commento di Pillow

    quoto Alberto.

    8 Settembre 2008

  • Commento di stefano havana

    Alberto e Pillow: grazie, troppa grazia!

    alessandra: forse sarebbe meglio che tu mi dessi un consulto psicologico o psichiatrico, dopo questa follia :-))

    robilant: Diane Arbus è uno dei miei personaggi artistici preferiti, se non IL preferito. (il fatto che stia divorando in questi giorni la sua biografia potrebbe avermi influenzato) Per il resto ci hai preso quasi su tutto, Kidman compresa. Invece il volto di Joker mi era sfuggito, ma mi pare calzante. Infine Marquez non c’entra: sono uomo io stesso e conosco i nostri (pochi) difetti :-)

    nicole: zitta zitta :-)
    [Ste]

    8 Settembre 2008

  • Commento di centopercento

    Quello che fa la fine peggiore è senza dubbio lo Stefano del 1986: finire a fare la comparsa in un video di Lionel Richie (che poi sarà sempre quello di quell’unica cazzo di canzone che ormai ci viene propinata ad ogni sagra di paese a cui Lionel viene invitato…) è di una tristezza infinita!!

    8 Settembre 2008

  • Commento di Noantri

    centopercento: ahaha :-D Concordo pienamente. E’ di una desolazione allucinante!
    [Ste]

    8 Settembre 2008

  • Commento di Barby61

    Ste
    non ho ancora letto il post, ma già l’idea mi sembra geniale !
    Scordati però che io possa dare anche solo un Euro bucato a quel gigolò con quella banana lì (nel senso del ciuffo, obviously ……………………………….)

    9 Settembre 2008

  • Commento di stefano havana

    Barby: e leggi, che aspetti?
    (in quegli anni lì, glieli avresti dati, eccome, gli Euro, fidati… A parte il fatto che poi ti avrebbero arrestata per contraffazione, visto che gli Euro erano ancora lungi dall’essere inventati)
    [Ste]

    9 Settembre 2008

  • Commento di Barby61

    Confermo: geniale !
    Sono disposta a pagarti anche in sesterzi, o in dobloni di cioccolata, guarda !…e anche with/or without the banana…sempre intendendo il ciuffo, diamine!…:o)

    9 Settembre 2008

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <code> <em> <i> <strike> <strong>