Cose divertenti che non farà mai più.

Il mio scrittore preferito che pende morto suicida da una corda nella sua casa in California ha tagliato il fiato già corto del mio risveglio, ieri mattina. Ho guardato la mia libreria e mi sono accorto che era un cimitero. Anzi: un girone infernale. Quello dei morti per suicidio. Le solite stronzate che si dicono. La morte è un grande indulto che fa dire ai vivi cose sui morti che mentre vivevano non avrebbero neppure pensato: non s’è mai sentito, per esempio, un Perfetto Imbecille morire. Di quelli che muoiono, quelli che vivono ricordano sempre la grande bontà d’animo, l’immensa intelligenza, la moralità, l’ironia, ecco, soprattutto l’ironia: i sopravvissuti stanno sempre a stracciarsi le vesti e a parlare di quanto quel morto o quell’altro fosse grandemente ironico, capace di ridere di tutto e tutti, soprattutto di se stesso. Ieri mattina ho messo via il cellulare che grondava quegli sms che si ricevono quando arrivano le brutte notizie. Tre messaggi lapidari. Poi ho guardato la libreria. Il girone infernale, quello dei suicidi. Ho subito pensato che, scemo come sono, a un certo punto mi sarebbe venuta voglia di scrivere qualcosa a proposito di questa morte qua, però allo stesso tempo, ecco, ho guardato le lapidi sotto forma di libro, inanellate nella mia libreria, e ho capito che nulla di decente avrebbe potuto essere detto in proposito, perché il più grande sforzo l’avevano già fatto loro, gli scrittori suicidi, prima nel sopportarsi, quindi nel darsi, infine nel togliersi dal cazzo. Di fatto uno scrittore che si ammazza, per definizione, chiude un cerchio perfetto. Qualche banalità: la stampa italiana non s’è curata del fatto, presa com’era da Miss Italia, e qui ci starebbe bene tutta una parentesi legata a Miss Italia, alla merda che è quella trasmissione, alla vergogna che vengano spesi milioni di euro di soldi pubblici per permettere la messa in onda di uno scempio simile, di quanto sia RIDICOLO Carlo Conti di quel colore marrone - la gente non dovrebbe essere MARRONE - solo che questa parentesi, ecco, io non la so piazzare, non avrei la capacità di aprirla e chiuderla come si deve, il maestro di queste cose qui, delle parentesi, dei corsivi, delle metafore, delle similitutini, delle note a margine, era lui, l’impiccato, il morto, quello di cui adesso i vivi diranno ogni bene possibile, non io, io non sono nessuno, io ho solo fatto miei i suoi libri, i suoi racconti e i suoi saggi e la sua capacità di scrivere di TUTTO, dalla merda di piccione a Gesù Cristo, senza mai volerlo imitare, o scimmiottare, io non ho fatto altro, io sono stato, e sono e sarò, solo un semplice lettore appassionato delle sue storie raffinate, r a f f i n a t e, perché secondo me le storie del mio scrittore preferito erano, sono, raffinate, scritte con una scrittura raffinatissima e non lo so, me lo chiedo adesso, perché la morte è questo che fa fare, fa domandare, mi chiedo di quanti scrittori si possa parlare di genialità con una morte sopraggiunta a 46 anni, quindi tanto presto: secondo me pochissimi. Certo, voi direte, la morte, per carità, quando mai non arriva presto?, provateci a trovare un morto morto al momento giusto. Non esiste, non c’è, non è ancora morto. Magari manco è nato. Il mio scrittore preferito, l’impiccato, è morto presto, perché era un genio. E i geni non la smettono mai di avere qualcosa di interessante da dire. La verità è che noi comuni mortali non ci alzeremmo mai da un tavolo dove sta parlando un genio. Il più delle volte sono i geni a decidere come e quando averne abbastanza. Comunque. Chiusa parentesi. Quella storia di Miss Italia e della gente marrone. E’ che uno apre una parentesi e poi finisce per scoprire un buco nero che risucchia tutto. Sono pericolose le parentesi, se non ci sai fare. Torniamo indietro, a ieri mattina. Io davanti alla libreria dei morti ammazzati. Non è che abbia molto altro da dire, arrivato a questo punto. Comunque ecco cosa mi sono messo a pensare, concetto più, concetto meno: che mondo è un mondo che porta gente così piena di talento a uccidersi? Non ho saputo rispondere. L’unica cosa che ho potuto fare è stata la colazione. La giornata si è dipanata da sola. Impiccato o non impiccato. La morte, questa, è un’altra cosa che fa: se ne fotte della vita. Ho lavorato fino a tardi, poi ho visto la gente camminare per la strada. L’ho guardata bene. Non ho fatto altro che guardarla. Sentire i discorsi che faceva. Ho provato quella consueta superiorità antropologica e intellettuale che mi prende, forse ingannevolmente, ogni volta che mi immergo tra quelli che a torto sono considerati miei simili. E’ stata solo un’altra serata. Ho cercato, con tutte le mie forze, di non idealizzare l’ennesimo suicidio di uno scrittore amato. Ho provato in tutti i modi possibili di costringermi a non fare quei pensieri che si fanno, quelli che dicevamo all’inizio, quelli sulla morte, quelli lì, quelli che non ci facciamo mai mancare di dire. Non ci sono riuscito tanto bene. La gente intorno a me si faceva i cazzi propri bevendo whiskey sauer serviti arrogantemente col ghiaccio. La stampa italiana discuteva di Miss Italia. La politica strumentalizzava la morte di un poveraccio pestato a sangue. E allora ho capito che me lo meritavo, di piangere David Foster Wallace.
Commento di Alberto Puliafito
Mi chiedevo, ieri, in un autogrill, che cosa avrebbe scritto degli autogrill. Ma non penso di essere pazzo, per questo.
15 Settembre 2008
Commento di Bob
Grazie del commento e del ricordo…
15 Settembre 2008
Commento di Eugenio
Grazie
15 Settembre 2008
Commento di Calazio Pirouet
Grazie, mi sento un pochino meno solo
15 Settembre 2008
Commento di Barby61
Una coccola tutta per te !
15 Settembre 2008
Commento di harlot
Beh, ma di DFW in italia non frega un cazzo a nessuno. E’ già tanto se c’è stata la notizia per mezza giornata (di domenica) sulle pagine online dei quotidiani (che tra l’altro non legge nessuno).
15 Settembre 2008
Commento di Alberto Puliafito
Anche in viaggio non so fare a meno di pensarci. Qualcuno paragona questa a altre morti, ma si possono paragonare le cose? No.
Dici che si è levato dal cazzo. O forse, si è levato dal cazzo il mondo nella sua inutile banalità di mondo.
In ogni caso, è un fallimento della società su cui dovremmo riflettere
15 Settembre 2008
Commento di creativamente
tu non ti suicidare, scrittore.
15 Settembre 2008
Commento di stefano havana
alberto: sarà che ultimamente ne abbiamo parlato tantissimo di DFW, tra di noi, come a tirargli inconsapevolmente un’ultima croce sopra, comunque ieri sera, davanti a due tizi che ballavano senza musica davanti a me, un uomo e una donna, molto consapevoli e molto uniti in quello che stavano facendo, mi sono messo esattamente a pensare la tua stessa cosa.
Bob, Eugenio e Calazio: grazie a voi. Mi raccomando regaliamo i suoi libri. Facciamolo conoscere. Diciamo agli altri chi era.
Barby: thanks!
Harlot: oggi un articolo accettabile di Antonio Monda su Repubblica (se si fa eccezione per l’orrido lancio in prima pagina: “Lo scrittore dell’angoscia”… Già che c’erano potevano scrivere: “Looo scrittooooreeee dell’aaaangooosciaaaaaaa”, con un jingle da film dell’orrore e facevamo prima…
Poi mi hanno segnalato un vasto pezzo della Pivano sul Corriere della Sera che spero mi abbiano conservato. C’è il forum istituito sul sito della Minumum Fax (http://www.minimumfax.com/forum4/topic.asp?TOPIC_ID=329), uno speciale con qualche link (http://www.minimumfax.com/Persona.asp?Personaid=84) gli interventi delle conversazioni di Wallace a Capri due anni fa (http://it.youtube.com/watch?v=mVzhhvCRTCo) che però sono in inglese e uno speciale di Marco Cassini (http://www.minimumfax.com/speciale.asp?specialeID=25&ns=1)
Infine segnalo un pezzo di DFW sull’11 settembre 2001 dal titolo “La vista da casa Thompson” (http://www.minimumfax.com/speciale.asp?specialeID=2&ns=2)
Se avete altri link, segnalazioni e quant’altro, fatelo pure.
[Ste]
15 Settembre 2008
Commento di stefano havana
“La persona che ha una così detta “depressione psicotica” e cerca di uccidersi non lo fa aperte le virgolette “per sfiducia” o per qualche altra convinzione astratta che il dare e avere nella vita non sono in pari. E sicuramente non lo fa perché improvvisamente la morte comincia a sembrarle attraente. La persona in cui l’invisibile agonia della Cosa raggiunge un livello insopportabile si ucciderà proprio come una persona intrappolata si butterà da un palazzo in fiamme. Non vi sbagliate sulle persone che si buttano dalle finestre in fiamme. Il loro terrore di cadere da una grande altezza è lo stesso che proveremmo voi o io se ci trovassimo davanti alla finestra per dare un’occhiata al paesaggio; cioè la paura di cadere rimane una costante. Qui la variabile è l’altro terrore, le fiamme del fuoco: quando le fiamme sono vicine, morire per una caduta diventa il meno terribile dei due terrori. Non è il desiderio di buttarsi; è il terrore delle fiamme”.
David Foster Wallace - “Infinite Jest”
[Ste]
15 Settembre 2008
Commento di Haziran
Ma sai, dopo tante cose eccezionali, c’è chi può permettersi l’eccezionalità di anticipare Dio. E chi no, come Ian Hibell.
15 Settembre 2008
Commento di william
vero, oggi fortunatamente i quotidiani un pò han recuperato, ho presp repubblica/corriere ed unità.
chissà se ce la faremo noi a recuperare questa botta tremenda,
sto ancora barcollando per questo inFinito scherzo.
chissà se riusciremo a somatizzare questo “canale del dolore”
15 Settembre 2008
Commento di june
grazie del commento, anche perchè dipinge perfettamente ciò che sono costretta a vedere quando esco di casa. ieri a maggior ragione.
15 Settembre 2008
Commento di Alberto Puliafito
Vi pregherei se possibile di farmi un piccolo regalo: mi passate gli articoli via mail? Indignato@gmail.com
bello quel pezzo, Ste. Ma del suicidio in IJ se ne parla anche altrove e in maniera sensibilmente diversa. Da casa posto il brano di cui ti parlavo oggi.
15 Settembre 2008
Commento di aNDy cAPp
Io non ho mai letto niente di DFW.
Però ricordo tutte le volte in cui me ne hai parlato.
Comincerò a leggerlo, non credo sia tardi.
16 Settembre 2008