Veramente noi stessi.

di stefano havana, 22 Settembre 2008

Mi manco. Voglio dire: ho mancanza di me stesso. E’ abbastanza egocentrico, questo? Mi succede spesso, di mancarmi, quando passo del tempo da solo, lontano da tutti. Non serve andare in Africa, per una cosa così. O in Polonia. O su Alpha Centauri, che so io. Mi basta un piccolo spostamento che subito mi manco, poi, al rientro. All’atterraggio, chiamatelo un po’ come vi pare. L’altro giorno, per esempio, guidavo attraverso l’Italia, destinazione Bologna. E in macchina mi accorgevo, procedendo sull’asfalto, di stare proprio bene lì dentro, in compagnia di me stesso. Non so voi, ma credo che godere della compagnia di se stessi sia un grande passo verso la serenità. E’ un po’ come quella cosa della luna, lì, chi era?, Armstrong o vattelapesca, il piccolo passo per l’uomo e il grande passo per l’umanità eccetera eccetera, ecco, è la stessa cosa, non è che ci voglia questa grande scienza per stare da soli, uno da solo basta che ci sta, si mette lì e, niente, sta da solo, a fare quello che deve fare, il punto è: ci riuscite voi a stare bene come ci sto bene io, da solo? Secondo me no. Non che voglia farmi gli affari vostri, però imparare a stare bene con se stessi dovrebbe essere considerato un passaggio fondamentale della vita di tutti, come la pubertà, la vincita del primo scudetto, la prima mano infilata sotto l’elastico di una mutanda altrui, ecco, quindi sono sicuro che se voi sapete stare bene da soli, come io ci so stare, allora lo capite quanta importanza ha, questa cosa qui. Così adesso mi manco. Perché se c’è qualcuno che non può esserci quando siamo in compagnia di altri, questo qualcuno è rappresentato proprio da noi stessi. Per quanto riusciamo ad essere cristallini, sinceri, coerenti, non esiste l’essere umano in grado di rimanere perfettamente se stesso in compagnia di terze persone. Ipocrisia a parte, ovviamente. Ci vuole poco a dire, anche sottovoce, sussurrato nell’orecchio della persona amata, per esempio, ehi tesoro, questo sono io al 100%, mi sto dando a te con l’inevitabilità di un riflesso nello specchio. Stronzate. La verità sta da un’altra parte. Nessuno di noi è se stesso davanti a un’altra persona. Noi siamo noi, veramente noi, assai raramente. Un momento prima di addormentarci, per esempio. Quando siamo nel letto, da soli, e fuori sono le tre di notte e ci sono dei pensieri che non si possono nominare nella testa. E’ lì che siamo noi stessi, senza se e senza ma. Quando galleggiamo, ecco. Non è detto che si riesca ad essere noi stessi neppure quando siamo veramente da soli. Guidando, per esempio, verso Bologna, ogni volta che superavo una macchina, o che venivo superato io, mi veniva in mente, mi passava per il cervello, che stava arrivando qualcuno che poteva guardarmi, osservarmi, e questo stesso pensiero mi faceva cambiare posizione sul sedile, mi faceva desistere da qualsiasi velleità da mani nel naso, questo stesso pensiero minava definitivamente la mia capacità di essere davvero me stesso. Ci sono però dei momenti, anche durante un viaggio solitario in macchina, dei piccoli momenti in cui si può arrivare vicino ad essere se stessi in toto, senza dipendenze. Non so se ci avete mai fatto caso a quella specie di risucchio che si sente ogni volta che con la vostra piccola automobilina vi azzardate a superare quei giganteschi, biblici, camioncioni a cento ruote. Non so esattamente cosa succeda, ma credo sia una questione di spostamento d’aria o roba simile: quello che conta è che in quel frangente esatto a uno gli viene di stringere un po’ più forte il volante, tipo che le nocche gli si schiariscono tutte, perché sembra sempre che stia per succedere qualcosa di orribile, di catastrofico. Un incidente mortale e compagnia bella. E’ un istante. Non si riesce a quantificare. E’ un istante solo, in cui arriva questo risucchio e la macchina sembra sollevarsi da terra di mezzo millimetro e le ruote girare a vuoto per un millisecondo: quello è il risucchio di cui sto parlando ed è proprio in un momento come quello, secondo me, che se potessimo fotografarci, ecco, allora sì che potremmo dire di essere noi stessi senza interferenze. E’ difficile, questo intendo, difficilissimo, poter affermare di essere veramente noi stessi. Perciò, credo, ci risulta spesso e volentieri molto complicato avere a che fare con noi stessi. Perfino adesso, che è notte, e sono solo, in camera mia, dopo una bella giornata e una bellissima serata, a scrivere, se dicessi che sono da solo con me stesso, col vero me stesso, direi una puttanata. Io, ora che scrivo, è ai potenziali lettori che sto pensando. Quello che voglio, ora come ora, mentre scrivo, una parola dopo l’altra, è di fare la figura migliore possibile, di scrivere nella maniera più decente possibile, tenendo presente l’orario, la stanchezza e via dicendo. Perciò non sono me stesso. Sarò esattamente me stesso tra una ventina di minuti, quando starò per chiudere gli occhi e di voialtri non me ne fregherà un beneamatissimo cazzo. Tornando a bomba, comunque, adesso mi manco. Adesso che il “viaggio” è finito e sono tornato e non ho più tante occasioni per stare solo con me stesso, mi manca quel tizio lì, cioè io, perché ormai, durante le giornate, è diventato veramente difficile, se non impossibile, incontrare gente e situazioni che prendono e, niente, ti fanno venire voglia di stringere il volante un po’ più forte del necessario.

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  • Commento di Pillow

    eri lì tu pure? …. bello, eh?!

    22 Settembre 2008

  • Commento di Noantri

    Nella gabbia.
    La prima volta in vita mia che ho accettato un elitario braccialetto verde al polso. L’esperienza live più pazzesca della mia esistenza. Grandioso. (tra l’altro i concerti del Genio Ciccione sono una di quelle poche cose “pubbliche” in cui riesco ad essere me stesso, ecco, al 101%. Per tre ore riesco a non pensare più a N I E N T E)
    [Ste]

    22 Settembre 2008

  • Commento di Pillow

    per tre ore? ma forse intendi, parcheggio compreso, che mica è durato così tanto…
    ma la gabbia di bologna dove era? sotto al palco ho visto tutti sciolti… era quel tondo tra le due rampe?
    se era quella era meglio di quella allestita a Roma!
    comunque vedo che l’esperienza “stiamo girando un dvd” tira fuori il meglio del bolso semi calvo signore del rock italiano.
    se solo si fosse risparmiato questo ultimo album…..

    22 Settembre 2008

  • Commento di Pillow

    P.S. ci riuscite voi a stare bene come ci sto bene io, da solo? Secondo me no.
    MA CHI TE LO HA DETTO….. ANZI…

    Non che voglia farmi gli affari vostri, però imparare a stare bene con se stessi dovrebbe essere considerato un passaggio fondamentale della vita di tutti
    APPUNTO CHI TI DICE CHE “TUTTI” NON ABBIANO AFFRONTATO GIà QUEL PASSAGGIO FONDAMENTALE…

    TIPO: PUOI PARAGONARTI A QUALCUNO CHE DA SECOLI VIVE IN UNA CASA DA SOLO? ECCO. FAI QUELLO, DI PASSAGGIO FONDAMENTALE. POI NE RIPARLIAMO, IN QUANTO LO CONSIDERO UNA CARTINA TORNASOLE IMPRESCINDIBILE…

    22 Settembre 2008

  • Commento di Barby61

    1) Ste, ma un caffè si poteva anche prendere, eh ?
    Se non mi sbaglio, geograficamente parlando prima di Bologna c’è Firenze, ed un caffè da autogrill ad una fan affezionata non si dovrebbe mai negarlo, no ?:o)
    2) Il risucchio da sorpasso-tir - con annesse nocche che stringono il volante - è una sacrosanta verità.
    La paura del salto-di-carreggiata e/o sbandamento di tir è l’unica che ho alla guida (che peraltro amo tantissimo), ma vale
    quintuplo !
    3) Il saper stare con sè stessi, secondo me, è un gran dono.
    Si capiscono tante cose e si può stare veramente bene.
    Ma non a tutti riesce.

    22 Settembre 2008

  • Commento di Noantri

    Pillow: non me lo dice nessuno. Se l’hai affrontato - e ora stai benissimo con te stessa - questa è una grande cosa per te!

    barby: avevo i secondi CONTATI. Sono partito presto da Roma per essere a Bo entro le 14. Sono ripartito da BO alle 9 del mattino, per essere a Roma entro le 14 in redazione per lavorare. :-)
    [Ste]

    22 Settembre 2008

  • Commento di Daniela

    dall’ordine sparso delle mie considerazioni non richieste, riassumerei in ordine confuso:
    non è facile trovare gente e situazioni che prendono —> non è facile essere noi stessi “gente o situazione” di real valore tale da prendere qualcuno —> rinunciando a qualsivoglia velleità di essere noi stessi interessanti per pigrizia o scelta ideologica o per incapacità manifesta, perdiamo di valore agli occhi di chi è veramente affascinante (una persona realmente affascinante o carismatica perchè mai dovrebbe frequentare qualcuno che non lo sia, o non si sforza nemmeno di coltivare il proprio giardino per renderlo “fruibile”, se non perchè colto da masochismo o frustrazione?)—> noi stessi quindi, forse, pensiamo il mondo sia poco popolato da gente poco interessante, quando forse se fossimo noi migliori attireremmo persone migliori.
    probabilmente pensassimo di più a come “elevarci” ci sarebbero meno nocche sbiancate intorno ai volanti e più persone sui treni, in viaggi condivisi e percorsi di sola andata che cambino davvero qualcosa, non solo eterne masturbazioni del proprio ego.
    detto da un ego grande così non è offensivo, solo una pacifica osservazione. :)

    22 Settembre 2008

  • Commento di Jon

    Be io faccio fatica a essere me stesso pure quando sono da solo.. direi che mi conosco poco se solo sapessi di chi sto parlando. Poi son boni tutti a stare da soli con mille aggeggi che ti distraggono… Provaci dal parrucchiere (citazione!)
    joN

    23 Settembre 2008

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