Long Island Will Tear Us Apart.

di harlot, 6 Ottobre 2008

(Foto: Flickr)

Mi basta un solo bicchierino per ubriacarmi. Il problema è che non mi ricordo se è il trentesimo o il quarantesimo
George Burns

Ho sempre creduto in una gioventù sana, piena di razzismo, dedita ai pestaggi indiscriminati di omosessuali/viados/puttane, alla violenza gratuita sugli animali, all’ordine, alla disciplina, alla religione cattolica, ai massacri all’oratorio, agli insulti ai barboni, alle sette sataniche, alle camere a gas, a Dio/Patria/Famiglia e alla Televisione.

Sono pertanto rimasto esterrefatto quando, dopo aver affogato nel water la lavoratrice nigeriana della sera prima (ma il razzismo non c’entra), ho preso in mano L’espresso ((Giornale che nelle settimane precedenti si era dedicato (subendo peraltro due perquisizioni intimidatorie & demenziali) alla camorra - argomento che, dopo Gomorra, può essere affrontato soltanto sul tappeto rosso Cannes/Oscar o nella paraletteratura, altrimenti non è filato da nessuno.)) e mi sono infranto sul muro della realtà odierna: I GIOVANI BEVONO LIQUIDI AD ALTA GRADAZIONE ALCOLICA.

Non riuscivo a crederci. Ma com’è possibile? Come siamo arrivati sino a questo punto? E’ forsa colpa delle moschee, dei musulmani che hanno saturato il nostro Libero Mercato con cascate di alcool, poderosi torrenti etilici pronti a stendere gli infedeli? La corruzione di minori è un reato, non lo sanno forse queste barbacce con il loro turbante del cazzo? Che vadano a pisciare nelle loro moschee, per Cristo, e non ci rompano i coglioni con il loro Maometto ((Ci si scusi la divagazione, ma era doveroso rendere omaggio ad un nostro Padre della Patria.))!

Come siamo caduti in basso. Ai tempi d’oro, quando c’era l’Uomo, l’occupazione principale dei giovani era quella di far parte dei Balilla o, nella migliore delle ipotesi, della Hitlerjugend: altro che bere. I compiti assegnati erano quelli di spargere odio verso negri, ebrei, zingari - insomma, verso ogni classe sociale leggermente più svantaggiata. Eventualmente, nelle ipotesi più faste, ucciderli o spappolarli di botte. Attività sane, formative, giuste. Prive di depravazione.

E’ per questo che sono rimasto doppiamente sconvolto dalla coraggiosa inchiesta di Bocca, un’indagine da fare quasi il paio con quelle sui collegamenti spiaggiamento-Jolly Rosso/omicidio-Ilaria Alpi e quelle sulla strage alla stazione di Bologna. L’articolo sferra, sin dall’inizio, terribili colpi di maglio alla bocca dello stomaco:

Martina ha 15 anni, l’alito che sa di grappa e il naso sporco di sangue [OMFG!!11!]. Alle due di pomeriggio è seduta sul ciglio della strada nel centro di Milano, tra autobus che la sfiorano e passanti che la ignorano [AN HEROES???]. Ha gli occhi socchiusi e l’aria assente. Poi si riaccende, vede che non è sola e racconta senza imbarazzi le sue giornate: “Tutte uguali”, dice: “La mattina passo dal supermercato e compero birra, grappa e pseudo soft drink. Poi arrivo a scuola e mi faccio dare i soldi dai compagni che bevono con me. Ci chiamano i bottiglioni, ma chi se ne frega [ME NE FREGO / NON SO SE BEN MI SPIEGO]. All’intervallo andiamo nei bagni e ci sfondiamo di alcol, dopodiché torniamo in classe e stiamo da dio.

Mi sono fermato un attimo per dirigermi verso la cucina: avevo bisogno di un goccio. Ho preso la bottiglia di Absolut e del ghiaccio, ovviamente dopo aver tolto dal congelatore un cinese sequestrato per strada (sempre senza risvolti razzisti, sia ben chiaro). Dopo quattro bicchieri ragionavo già meglio. In fondo, mi sono detto, non mi trovavo di fronte ad un capolavoro della letteratura del III millennio; non avevo a che fare con una scrittura devastante per i paradigmi e le sinapsi del pensiero unico dominante.

(Foto: Flickr - modificata)

Potevo andare avanti. Dovevo. E sono andato avanti, mi sono inabissato negli Inferi. Per comodità riporto solo le frasi che più mi hanno colpito.

Il bere per il bere: a qualunque ora, senza limiti…Un buco nero nel quale troppi minori scivolano senza accorgersene…Bere è bello…Cioè, ti stordisce. Però t’aiuta…Meglio ammazzarsi di vino che ’sto strazio…baby sbronze [LOLWUT??]…Trecento adolescenti l’anno in coma etilico…Di queste storie è affollata Internet. Basta entrare nella comunità di Facebook e digitare la parola ’sbronza’…Stavo per affogare nel vomito [HENDRIX!1!]…Non temono di diventare alcolisti. Bevono soltanto nel fine settimana…Ora [CIOE' ALMENO NEGLI ULTIMI 150 ANNI] ubriacarsi fa tendenza…

Osservavo il prestigioso settimanale che si deformava, distorcendosi dietro la pesante bottiglia di vetro, o forse dentro la mia testa. Dove vanno ricercate le cause di questa disfatta? E’ colpa della scuola, ne sono sicuro ((Come faccio ad esserlo? Oh be’, io ho cominciato a bere alle elementari!)). Obsoleta, ostile, delirante, disgustosa: la perfetta apologia per dolcissime avventure etiliche.

Ma è anche colpa della società, questa società moderna disintegrata, avviluppata su se stessa. Se vado in libreria non posso trovare Pynchon e Pincio sullo stesso scaffale. Non posso tollerare Burroughs insieme a Baricco, figurarsi Pierantozzi appaiato a DFW. Non parliamo dei piduisti che spopolano in televisione. MTV, poi: la fossa biologica della demenza giovanile che non si accorge di avere una pistola puntata alla tempia ed il grilletto già tirato.

Esci di casa, lottando disperatamente per trovare una via d’uscita dalla montagna di cadaveri & puttane con cui il fervore catodico ti sommerge quotidianamente, e non è che poi sia tanto meglio. Giri un angolo e vedi un emo che zampilla sangue dalle vene fresche di recisione. Entri in un bar e accanto ti ritrovi, come se all’improvviso si scatenasse un cataclisma nucleare nel tuo cocktail, un hipster. La scene scene (e non chiedetemi cosa sia) impera. Nel panorama giovanile le sottoculture sono diventate ormai una trascurabile maggioranza. L’alcool è una scelta obbligata, quasi misericordiosa - per non parlare delle droghe.

(Foto: Flickr)

Le prospettive per il futuro, a patto di non essere un militante di Forza Nuova, un mafioso o un politico, non sono poi esaltanti. Le inchieste sul disagio giovanile hanno sempre trasudato uno squallore spaventoso - a meno che non siano fatte dagli stessi giovani che bevono e che si drogano. Io, ad esempio, potrei essere uno splendido reporter, se solo non avessi votato la mia vita al nazionalsocialismo.

Queste analisi, del resto, mancano completamente il punto. Se Bukowski, Hemingway o chi per loro si ammazzavano di alcool, non è automatico che alla lettura dei loro libri debba seguire la sbronza violenta. Se un ragazzino si fa ammaliare da OC e si schianta in macchina, ubriaco spolpo, per emulare i suoi idoli, la colpa è esclusivamente sua: anzitutto perchè guarda OC; in secondo luogo perchè guarda OC. Un coglione in meno, brindiamo alla sua morte! La società ci fornisce tutti gli strumenti per non sfasciarsi alle 8 del mattino ((Non è meglio farlo alle 2 di notte?)). Quindi, di cosa stiamo parlando?

E’ la solita guerra tra poveri, tra generazioni perdute ((Negli anni Sessanta, per dirla con Hunter S. Thompson, l’Onda si era infranta sul muro del lisergismo, della guerra e di Nixon. Dagli anni Novanta in poi non si è nemmeno alzata.)) che cercano di rincorrersi per vomitarsi addosso (inconsapevolmente) l’astio rimasto nelle transizioni tra epoche segnate dalla tecnologia, dal petrolio e dagli anni Ottanta - e tutto questo perchè trent’anni fa non c’era Youtube.

Intanto tutto sta crollando, ma non interessa veramente a nessuno, i giovani BEVONO ALCOLICI e figurasi se intrssa qualc’sa anchea me ed nsomma or4 scstate, ma ved0 la bottglia di vokda prcsolsamente vuota crdo di nn star3 mlto bene la stanza m gira tutt’attorno ci vedimo frose dopo alla prossim disgrzia KTHXBAI.

  • Commento di aNDy cAPp

    Tu sei tanto pazzo quanto sottile.
    Oggi più che di sottoculture giovanili
    forse è meglio parlare di subculture.

    6 Ottobre 2008

  • Commento di il Vicerè

    Grande post.

    SalvS!

    il Vicerè

    7 Ottobre 2008

  • Commento di Ornella

    Caro Harlot, ho dovuto leggere almeno un paio di volte il tuo post, che trovo molto interessante oltre che decisamente “raffinato” e superbamente intelligente.
    Per me che di anni ne ho 42, è difficile capire questa generazione di giovani, quando tu scrivi:
    “Nel panorama giovanile le sottoculture sono diventate ormai una trascurabile maggioranza. L’alcool è una scelta obbligata, quasi misericordiosa - per non parlare delle droghe. Le prospettive per il futuro, a patto di non essere un militante di Forza Nuova, un mafioso o un politico, non sono poi esaltanti. Le inchieste sul disagio giovanile hanno sempre trasudato uno squallore spaventoso - a meno che non siano fatte dagli stessi giovani che bevono e che si drogano”;
    io mi chiedo: è davvero così? chi ha sbagliato? Le famiglie? gli educatori? o semplicemente loro stessi?
    Ed inoltre, cosa possiamo fare noi, che giovani così lo eravamo 10 o 20 anni fa e che adesso siamo genitori, cosa fare per “educare” per trasmettere valori concreti? e quali sono, poi, questi valori?
    Grazie.

    Ornella

    7 Ottobre 2008

  • Commento di jimmydixxx

    “Certo. Certo che puoi divertirti anche senza bere.
    Ma perchè correre il rischio?”

    Roy Hodgson

    (tra l’altro, grazie, veramente grazie per aver citato l’Onda di Thompson. “Quel punto, dove l’Onda si è infranta, ed è tornata indietro.”)

    7 Ottobre 2008

  • Commento di aNDy cAPp

    Le riflessioni che fa Ornella mi sembrano corrette: chi ha sbagliato? Io accuso sempre la generazione dei miei genitori (età 60) di aver lasciato che tutto generasse. Poi però capisco che loro sono stati la prima generazione nuova dopo la guerra,
    cresciuta con paure e restrizioni. Il timore di non dare
    un futuro ai propri figli era più forte di qualsiasi cosa,
    per questo forse i compromessi erano necessari.
    A chi invece è genitore (età 30-40) oggi spetta un compito difficilema secondo me ha la corretta visione del mondo
    che gli permette una analisi più approfondita. I 20enni di oggi, figli dei 20enni degli anni ‘80, secondo me hanno poco da stare allegri. Nel 1989 i Cure pubblicavano il loro migliore album “Disintegration”. Continuo a pensare che non sia un caso.

    7 Ottobre 2008

  • Commento di stefano havana

    Tu sei un genio, lo sai.
    Nessuno ti capirà e morirai stanco, affamato e querelato.

    Se un ragazzino si fa ammaliare da OC e si schianta in macchina, ubriaco spolpo, per emulare i suoi idoli, la colpa è esclusivamente sua: anzitutto perchè guarda OC; in secondo luogo perchè guarda OC.

    Je t’aime.
    (eterosessualmente parlando, s’intende)
    [Ste]

    7 Ottobre 2008

  • Commento di harlot

    > Nessuno ti capirà e morirai stanco, affamato e querelato.

    E che cazzo, speriamo di no (poi querelato lo sono già). NO HOMO, sempre e comunque.

    Ad Ornella non so rispondere, probabilmente è un mix di tutti e tre. Più diventa complessa la società, più aumenta esponenzialmente lo smarrimento e la paura. E i valori diventano sempre più relativi, un affare generazionale, appunto. Credo, almeno.

    7 Ottobre 2008

  • Commento di elena

    Non ho mai davvero capito questa cosa del “chi ha sbagliato” e del “ma che mondo lasciamo ai nostri figli” e le lagne sui “poveri giovani d’oggi senza valori né punti di riferimento”.
    La gente semplicemente nasce per caso in una determinata epoca storica e in un certo posto, e trova quello che trova. Erano tanto più fortunati quelli che nascevano nell’anno 1000? e nel 200 che genitori ci saranno mai stati? e intorno al 1600 con la peste e le carestie? e allora in Etiopia o in Congo? e durante la prima guerra mondiale era uno spasso? e all’inizio della seconda si stava meglio? e quelli degli anni 80 con l’edonismo? poveracci. E quelli degli anni 70? con il terrorismo? uno spasso. E quelli nati adesso? non ci si può pensare.
    Che ognuno si prenda la responsabilità della sua vita è così difficile pensarlo, e soprattutto farlo, che si cerca sempre di darla in mano agli altri, come una patata bollente.
    Sono sempre tempi bui per chi vive e cerca di farsi prendere per mano da qualcuno. La cosa da fare è imparare a camminare da soli. Altro che palle.

    12 Ottobre 2008

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