L’arte non è silenzio.

Mi dispiace ma devo dirlo: non sono d’accordo. L’arte non è silenzio.
Nonostante la discussione nottetempo con un caro amico, nonostante tutto, continuo a avere una visione pànica, panteistica, dell’arte. Per me l’arte è condivisione. Per me è necessario attingere dalle conoscenze altrui e, allo stesso modo, è necessario condividere le mie poche: se l’arte fosse circondata dal silenzio, io non la conoscerei, e non è detto che parlarne sia farne scempio.
Ecco perché, per esempio, ho questo impulso a regalare libri di David Foster Wallace. Perché ho bisogno di condividerlo, e magari di parlarne con qualcuno. E’ una cosa che - pensa un po’ - è stata detta domenica sera sul palco del Teatro Ghione. E io mi sono sentito un po’ meno volgare, nel mio bisogno di condivisione.
Insomma, è con questo spirito, e con una macchina che puzza terribilmente di birra - il motivo per cui puzza di birra è veramente una storia troppo lunga da raccontare, sebbene tragicomica - che mi avvio al Teatro Ghione dove è prevista una serie di brevi letture da brani di DFW, a un mese dalla sua scomparsa, organizzata dai suoi Editori italiani, e con i suoi traduttori - fra cui un’emozionatissima Martina Testa, scopriremo più tardi - fra le fila dei lettori.
Ironia della sorte, la persona che mi aveva invitato alla serata non è venuta e quella manciata di inviti che avevo lanciato in aria a poche anime salve - o ritenute tali dal sottoscritto -, in aria son restati, per i motivi più variopinti. Fra di essi, anche l’amico di cui sopra.
Così, a questo Teatro Ghione, di cui ignoravo perfino l’esistenza, sono andato da solo (ah, ci sarebbe da leggere una serie di brevi ricordi, pubblicati sul magazine di Minimum Fax. Eccoli).
Gente ce n’era, sì. Non tanta, eh. Ho cominciato almeno tre volte a contare i presenti, e tre volte mi sono arreso per noia. Saremo stati un centinaio, via, disposti in maniera assolutamente casuale fra le sedute del teatro anche se sono abbastanza convinto del fatto che visti dall’alto formassimo una specie di albero di Natale.
C’erano anche le telecamere di Nessuno Tv, con questo strano effetto audio generato - almeno nel sottoscritto, rigorosamente nelle file posteriori - dalla voce cavernosa del regista che chiamava le camere in onda. Ma andava bene anche così. Prima dell’inizio ho comprato due Wallace: uno per un altro amico, TTTT. L’aveva prestato, non si sa a chi, e non l’aveva più; è il suo regalo di compleanno in ritardo - a proposito di libri prestati, anch’io avevo prestato Oblio, come ricorderà qualcuno fra i miei lettori. E ho scoperto a chi, in qualche modo, grazie a Facebook. Cosa che mi porta a chiedermi cosa direbbe DFW dei social network. Tant’è, riavrò Oblio, senza ricomprarlo -. L’altro, per me - non posso fare a meno di spendere soldi in libri anche se non dovrei. Del resto, mio nonno, l’unico essere umano al mondo all’infuori di me cui mi sento di dare quasi sempre ragione, ha fatto debiti solo per i libri, e il sangue non è acqua e la genetica vorrà pur dire qualcosa -: Verso Occidente l’Impero dirige il suo corso.
Avrei voluto mettermi a osservare tutti i presenti, per capire chi c’era per piacere, chi per dovere, chi per dirlo - io forse ero lì per dirlo, visto che lo dico qui? No. Io so che non è così e tanto basta -, ma sarebbe stato un gioco al massacro. E probabilmente sarebbe stato troppo facile, dall’alto del mio posto di Illustre Sconosciuto In Penultima Fila.
Scorrono veloci, le letture, anche se bisogna ammettere che anche leggere è un’Arte e non solo intrattenimento, e non è detto che tutti siano in grado di leggere. E così dall’incipit di Una cosa divertente che non farò mai più a E’ tutto verde si arriva, passando attraverso i saggi, a un brano monumentale di Infinite Jest e poi al racconto inedito dalla nuova edizione de La ragazza dai capelli strani letto da una commossa - appunto - Martina Testa.
Ora, a tratti c’è stata anche empatia, c’è stato quel silenzio che doveva esserci anche se le letture non erano affidate a attori, cosa che non aiuta e che può creare quell’imbarazzo di quando si sentono le letture in Chiesa, anche se sono almeno 15 anni che non ci vado, e non chiedetemi perché ho questo ricordo, io che in Chiesa ho persino letto, una volta, e ci tenevo che fosse una bella lettura perché è bello raccontare le storie alle persone.
Ma se dovessi scegliere una cosa che mi è piaciuta davvero, di questa strana serata - oltre alla commozione di Martina Testa -, be’, è stata la risata. La risata che ogni tanto emergeva nel constatare la bellezza di alcune osservazioni di Wallace, il suo straordinario umorismo. Una risata mai amara ma sincera, che accompagna il ricordo di quello che, per quanto mi riguarda, è uno dei più grandi intrattenitori del pianeta.
Lascio il Teatro Ghione con questi pensieri e salgo sulla macchina che puzza di birra. Il navigatore mi porterà a casa senza che io debba ragionare troppo, e potrò chiudermi in stanza a scrivere queste cosette quando avrei ben altro da fare. A scrivere queste cosette solo perché mi va, e perché mi va di chiuderle con una frase di Wallace, pronunciata in occasione di un discorso per la consegna di diplomi di laurea - discorso in cui, pensate un po’, si fa cenno al suicidio per parlare della mente e del saper pensare -. Be’, Wallace chiude così:
L’unica cosa vera con la “v” maiuscola è che avete la possibilità di scegliere come guardare il mondo.
Commento di stefano havana
Non nego che quell’amico che ti aveva esteso l’invito e che poi ha dovuto rinunciare sono io :-) Tra l’altro con la chimera della diretta su Nessuno Tv, che poi ho scoperto invece essere stata proposta solo ONLINE, quindi la registrazione è andata a vuoto.
Comunque sono d’accordo. Sul fatto che l’arte non sia silenzio. Magari è anche silenzio, non lo so. Ma c’è che io credo moltissimo nel linguaggio: ii linguaggio, mi sto rendendo conto, è un fattore politico. Significa integrazione, condivisione, diritto. Quindi, non so, mi sento d’essere d’accordo, anche se io la storia della birra in macchina l’avrei raccontata.
[Ste]
16 Ottobre 2008
Commento di Jon
L’arte puo’ essere considerata silenzio nel senso che parla direttamente a una parte di noi che e’ inesprimibile a parole. Che pero’ e’ una di quelle cose che abbiamo un po tutti in comune e quindi non parlare di arte sarebbe anche un controsenso perche’ e’ basata sull’espressione. Dovro’ comprare qualche libro di Wallace comunque
17 Ottobre 2008