A scuola di giornalismo d’accatto/2

(continua da qui)
Dicevo del pessimo giornalismo, della totale assenza di approfondimento critico dei giornalisti italiani e del marketing della notizia. Avevo fatto l’esempio dell’articolo apparso su Repubblica.it: L’Europa invasa dalla cocaina. Ora facciamo un passo avanti.
“In Europa nell’ultimo anno hanno sniffato quattro milioni di persone”. Hanno sniffato cosa significa? Perché la differenza tra chi ha tirato una striscia, UNA, magari in un’occasione speciale, e chi si inonda di coca abitualmente è abissale. Abissale e devastante, e mettere tutto nello stesso calderone è una cialtroneria giornalistica. Mettiamola sul piano del paradosso: nell’ultimo mese milioni di giovani hanno fatto uso di alcol. Significa che negli ultimi 30 giorni milioni di giovani hanno consumato una birra alla spina o che si sono scolati una bottiglia di Whisky al giorno? Passiamo poi al successivo capolavoro: quello sui pusher on-line. “Secondo gli esperti le boutique in rete specializzate in droghe sono in costante aumento”. Esperti? Boutique in rete? Per un attimo ho creduto di avere le visioni, poi ho strabuzzato gli occhi e, no, era tutto vero! Ma dove si è mai vista una boutique on-line di droghe? Certo, con servizio a domicilio per il quale occorre inserire tutti i propri dati: nome, cognome, indirizzo e, ovviamente, numero di carta di credito. Ma veramente qualcuno può credere a simili panzane? E continua: “spesso vendono prodotti non ancora illegali”, ergo legali. Quindi nulla di differente da supermercati, vinerie, bar, farmacie e una serie piuttosto lunga di eccetera. O no? Ma il genio non è pago: “spesso i prodotti vengono falsamente definiti naturali per sfuggire all’occhio delle autorità”. Certo, io mi apro un sito in cui pubblicizzo cocaina boliviana, ma siccome appongo la diceria “naturale” il commissario Zenigata ci casca. Ma è La Repubblica o il Corriere di Topolinia? Se fossi un poliziotto dell’antidroga mi sentirei offeso e querelerei l’estensore dell’articolo. Il capolavoro viene però ora: “le nuove frontiere della droga offerte da Internet riguardano anche le chat, dove ci si può raccontare le diverse esperienze”. Per cui? Propongo di parafrasare le scempiaggini riportate: le nuove frontiere della droga offerte dalla telefonia riguardano anche i cellulari, attraverso i quali ci si può raccontare le diverse esperienze. Fa una qualche differenza il mezzo usato? Io proporrei un organismo di controllo per verificare che quanto raccontato in chat, ogni singola parola, sia conforme agli adeguati standard di moralità. Lo proporrei se non avessi il fottuto timore che qualcosa di simile già esista. Infine, gli unici numeri che, se non fossero approssimativi, potrebbero avere reale valore giornalistico perché riscontrabili nei bilanci ufficiali: “in Italia la droga costa allo Stato 6,4 miliardi di euro l’anno. Il 43% viene impiegato in repressione, il 27% in servizi sociali”. Così, senza battere ciglio apprendiamo che la spesa per la repressione ammonta a circa il doppio rispetto a quella per i servizi sociali. Ogni commento diventa perfino offensivo dell’umana intelligenza. Ma resta un dilemma: calcolatrice alla mano 43 più 27 dà 70. E il rimanente 30 percento? Semplice, “il resto in perdita di produttività da parte dei tossicomani”. Immagino la perizia con cui si è giunti a questo ultimo, illuminante, dato statistico. Solo il messaggio è chiaro: zitto e lavora. Anzi produci! Ne è passato di tempo da quando Ferretti e Zamboni cantavano produci, consuma, crepa, eppure…
A ben vedere andiamo oltre il marketing, qui si entra nel campo dello spaccio autentico, lo spaccio di notizie, per giunta tagliate male. Sarebbe curioso capire, in termini di produzione, a quanto ammonta il danno procurato da un simile modo di fare giornalismo. Quanti tra i nostri giovani nell’ultimo mese hanno fatto uso di informazioni simili, quale la percentuale di persone che hanno sniffato disinformazione o fumato notizie false e tendenziose? Questa è la domanda che si dovrebbero porre i sudditi di un Paese che un rapporto dell’associazione statunitense Freedom House ha collocato al 77° posto (a proposito di numeri e dati) nella classifica delle libertà di stampa, e definito il nostro sistema d’informazione “parzialmente libero” (www.freedomhouse.org).
Torniamo ora al quesito iniziale: abilità manipolatoria di un’ottima penna o semplice mediocrità? La risposta, ripetiamo, è nella sensibilità del lettore. Un consiglio però non lo lesiniamo: non ci si faccia mai ingannare dall’autorevolezza di una testata perché in diversi ambienti, e quello del giornalismo urla al cielo il diritto di far parte di questa triste schiera, in diversi ambienti la mediocrità somma punti a favore di una carriera. Porre quesiti o addirittura mettere in discussione (ovvero: pensare, riflettere) un articolo incaricato da un caposervizio spesso, molto spesso, non viene considerato un arricchimento del punto di vista redazionale, o un interessante spunto di approfondimento. Si è piantagrane, rompicoglioni, e basta. Soprattutto se si trovano criticità in argomenti sui quali vige una sorta di pacificazione nazionale bipartisan. E la droga è uno di questi. Se si obietta spesso ci si sente rispondere: questo è ciò che vuole la gente. Ed in fondo è vero, perché il lettore medio, quello che sposta l’equilibrio del voto da un polo all’altro, quello che conta nei sondaggi, vive in una continua dicotomia: da una parte vuole vivere in una società asettica, un mondo cloroformizzato, gli piace sentirsi costantemente al sicuro da drogati, ubriachi, schiamazzatori notturni, graffitari, puttanieri, ultras, extrracomunitari e compagnia cantante. Dall’altra, però, ama guardare nel buco della serratura, ha bisogno di riempire morbosamente la propria vita con deviazioni e disavventure altrui. Per questo la cronaca mette tutti d’accordo: soddisfa il voyeurismo piccolo borghese della “gente”, aiuta a vendere i giornali, crea il giusto allarmismo pubblico per governi sempre più autoritari, per un sempre maggior controllo delle libertà individuali.
Ho finito, vado a vomitare.
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Commento di Antonio
Perdona il mio bigottismo ma non capisco la differenza fra chi si fa la piata una volta per divertimento e chi ha il setto nasale usurato.Per il sottoscritto è deplorevole in ogni caso.Marx parlava di religioni come oppio dei popoli.Che vogliamo fare?Sostituire la droga religiosa con quela chimica?
12 Novembre 2008
Commento di jimmydixxx
Ok, perdono il tuo bigottismo. Se per te è la stessa cosa il problema è tuo.
In quanto a sostituire la droga religiosa con quella chimica quand’è che si inizia?
12 Novembre 2008
Commento di stefano havana
Sì, davvero.
Se per te farsi una sniffatina una volta sola, magari una volta nella vita, ed essere completamente assuefatti al terribile vizio, sono la stessa cosa, allora è proprio un problema tuo.
[Ste]
12 Novembre 2008
Commento di antonio da milano
che schifezza di post
12 Novembre 2008
Commento di aNDy cAPp
@antonio: grazie a te invece per il commento perché ha aggiunto parecchio al dibattito.
13 Novembre 2008
Commento di stefano havana
Che t’aspetti da un milanese?
[Ste]
13 Novembre 2008
Commento di Jon
Allora co sti milanesi, andiamoci piano, perbacco. A me il post e’ piaciuto soprattutto perche’ non tira in ballograndi complotti di giornalisti venduti al potere, ma mostra un caso concreto di mediocrita’ disinformatrice, che per citare bill hicks, non e’ ben chiaro quando sia diventata una virtu’.
Jon.
ps. credo negli anni 80 comunque.
13 Novembre 2008