Paure metropolitane.

C’è una recente indagine del Censis che racconta di Roma, di come sia cambiata e di come siano cambiati i romani negli ultimi anni. Non esistono più i personaggi alla Poveri ma belli, ma solo persone più ciniche. Non che i romani non lo fossero già di natura, ma a quel cinismo sbarazzino si è aggiunto un egoismo che questa città non conosceva. E’ Roma la città più impaurita del mondo: su dieci metropoli, gli abitanti della Capitale sono quelli che manifestano il più alto tasso di inquietudine esistenziale. “Una paura figlia dei grandi eventi, dei mutamenti portati dalla globalizzazione, della crisi economica, delle violenze e di un crollo di fiducia nel progresso tecnologico, non più visto come portatore di benessere e tutela per tutti”, almeno secondo il Censis.
Ecco i dati, che rendono la fotografia ancora più nitida: “Quale sentimento descrive il suo rapporto con la vita?”, a questa domanda il 46 per cento dei romani ha risposto l’incertezza, mentre il 12 per cento la paura. Il 58 per cento degli intervistati vive in una condizione di malessere, stato d’animo che non si riscontra in queste proporzioni nelle altre grandi città. Il dato più preoccupante riguarda le differenze tra generazioni: sarebbero proprio i giovani, nell’età compresa tra i 18 e i 29 anni, ad essere più sfiduciati. E le paure riguardano per lo più il timore di non essere autosufficienti. Il sindaco Alemanno ha commentato così l’indagine del Censis: «Questa è la Roma che abbiamo ereditato dopo quattordici anni di centrosinistra. E’ la Roma di Veltroni, è la Roma che dei gravi problemi rispetto alla sicurezza. Noi l’abbiamo sempre detto, prima in campagna elettorale e adesso. Ci hanno risposto che volevamo fare uno Stato di polizia, che volevamo enfatizzare la paura dei cittadini invece l’inquietudine c’è».
Ma non è solo questo, e lo scrivo da romano. Questa città odia come prima non aveva mai fatto. Odia il prossimo, ha paura del confronto. Odia se stessa e le sue mille sfaccettature. Roma non domina più le sue contraddizioni, vive di fasti che non hanno più motivo di esistere. Prendete il Colosseo e chiedete a qualsiasi romano cosa ne pensa. “Ah, quanto è bello”. Ma che ci facciamo? Niente. Lo distruggiamo giorno dopo giorno girandoci intorno con le auto. Fosse per me lo butterei giù. Tanto se deve stare in piedi solo per la Via Crucis a Pasqua o per il Telecomcerto…
E’ la notte romana a fare paura: locali chiusi, lampeggianti che rincorrono disadattati, pippati al volante che schivano posti di blocco, extracomunitari che ritrovano la strada di casa camminando nell’oscurità sul ciglio della strada, cornettari che abbassano le saracinesche, farmacie notturne che si contano sulle dita di una mano, risse in centro tra gruppi di 20enni. Il giorno non è che sia migliore: non si cammina più ovunque a qualsiasi ora, ma nessuno rinuncia alla propria automobile. Gli autobus sono pochi e non passano mai. Alle fermate, in mezzo alla carreggiata, la gente muore. Però si litiga per una precedenza o per un parcheggio in doppia fila. L’isteria guida le macchine e ci accompagna in ufficio. Non esiste più la Roma statale del secondo dopoguerra. I tempi di lavoro si sono dilatati, la corsa alla produttività ha reso il mercato del lavoro più insicuro. La concorrenza sfrenata e senza controllo ha provocato solo scarsa qualità dell’offerta. E i romani soffrono, sgomitano, odiano, si sentono sfruttati. Roma non è più una città aperta.
Commento di il palombaro
roma per certi versi ha sempre fatto cagare, quella bella città che io conosco grazie ai racconti di persone più anziane di me e grazie ai film è sempre stata una pozzanghera di provincialità, ignoranza, clientelarismo, raccomandazioni, nepotismi vari, arroganza e soprattutto menefreghismo. un tempo forse la pillola era meno amara solo perchè il degrado la corruzione e le bassezze umane erano addolcite ed offuscate da una vita tutto sommato decente e da una dimensione ancora umana della città
è bastato poco a rompere l’incantesimo.lavori moderni (intendo quei lavori che non sai cosa cazzo fai di preciso) crollo di piccole certezze come la casa lo stipendio decente, modelli devianti (per esempio quel XXXXX di moccia), la perdita di un minimo di senso della collettività e di educazione, quest’ultima ormai vista solo come una palla al piede che non ti permette di essere rispettato, hanno portato i romani e roma a diventare quello che è.
20 Novembre 2008
Commento di aNDy cAPp
@palombaro: forse la città che ci raccontano non è mai esistita. Molto spesso sento i nostri genitori osannare il centro della città. Dire che oggi è peggio a livello strutturale secondo me è un falso: prima non c’era illuminazione, non c’era controllo, le pavimentazioni facevano schifo. Oggi, parlo solo del centro, non è più così.
20 Novembre 2008
Commento di il palombaro
anni fa non c’era nemmeno internet con il quale mandi cv on line e compri biglietti aerei, non c’erano i drugstore aperti 24ore, non c’erano gli auto lavaggi e i supermercati e tante altre cose che secondo me, seppur valide, hanno cambiato in peggio molti aspetti della vita.
20 Novembre 2008
Commento di aNDy cAPp
Sì, ma non quelle citate nel tuo ultimo commento.
21 Novembre 2008
Commento di Pillow
Adesso che è piena di ferite le voglio più bene.
E’ per colpa di quelli come me - che la ignorano quando sta(va)bene - che è diventata al pari di un bivacco da circo Medrano.
E alla domanda “Di dove sei?” non è più così bello e non mi impettisce più, affermare “Roma”.
21 Novembre 2008
Commento di stefano havana
A me sembra che il Palombaro abbia fatto un elenco di cose che la vita l’hanno stra-migliorata eccome, altro che. Tutto è relativo, certo, ma niente è più stancante dell’apologia del “si stava meglio quando si stava peggio”, perché di fatto non è vero.
[Ste]
22 Novembre 2008