Er panorama.

di stefano havana, 15 Dicembre 2008

- Cell’hai ‘na cartina?
- No… Mi dispiace….
- Peccato… Almeno se godevamo de più er panorama…

Roma.
Adoro i romani. Li adoro smisuratamente. Adesso dentro le retine mie e di quell’altro c’è il solito Tevere gonfio, turgido come una cosa sessuale. Sono quasi le tre di notte e questo è quello che si deve fare stanotte, se sei romano e se c’hai passato una vita a guardare ’sto fiume scorrerti sotto. Siamo una sfilza di sconosciuti che hanno finito le rispettive serate e stanno tornando a casa. Ci siamo fermati, abbiamo parcheggiato frettolosamente le macchine e ci siamo alzati i cappucci sopra le teste. Davanti all’arco di Ponte Mollo c’è un motoscafo con le ruote, uno di quei mezzi anfibi. C’ho visto un sacco di cose, a Ponte Milvio, in tanti anni che lo frequento, tante cose, l’ho visto diventare punto nevralgico della movida notturna giovanile, da che era solo una specie di deposito di carcasse di pesci morti del mercato e bucce d’arancia. Ma un motoscafo? Ci ho visto Hammer da 4 tonnellate parcheggiati sui prati, coi proprietari che dai bar, coi telecomandini, facevano accendere le quattro frecce da lontano, simbolicamente, ostentatamente, e il cicaleggio diceva: sì, morti di fame, è proprio MIO questo coso enorme, sono IO il ricco e ogni tanto ve lo ricorderò. Ci ho visto locali ergersi come simulacri egizi, ci ho visto di tutto a Ponte Milvio, donne bellissime e zingarelle denutrite ma, certo, un motoscafo mai.

Non ce l’ho ‘na cartina, gli rispondo. Mi dispiace. E mi dispiace davvero perché sarebbe bello potergliela dare e vederlo sfilarsi il cappuccio per preparare la sua sigaretta modificata con la cura dell’artigiano. C’è gente che non fa altro che vivere in maniera approssimativa tutto il giorno, poi arriva a sera e davanti alla sua canna da prepararsi si trasforma in un vetraio di Murano. E’ un meccanismo che ogni volta vedo succedere, nelle vie, sotto la fontana di Santa Maria in Trastevere, sui gradini di Piazza Trilussa, a San Lorenzo, dove capita, e ogni volta mi metto lì a domandarmi che cosa caspita ci sia di tanto illegale. Non stiamo parlando di eroina, o di cocaina. Eppure ragazzi come me finiscono dentro. Non ho visto mai gente tanto buona, simpatica e pronta a darsi una mano come quella che prima si prepara e poi condivide una canna.

- Peccato… Almeno se godevamo de più er panorama…

Mi sembra perfetto. Mi sembra di riconoscerci una chiosa da grande sceneggiatore. Mi dico ok, ok, adesso è esattamente qui che dovrebbe finire la serata, questo venerdì sera, è giustappunto in questo preciso istante che tutto si dovrebbe spegnere, zittire e io mi dovrei ritrovare magicamente, istantaneamente rinchiuso nel mio letto in quell’attimo che precede l’addormentamento. Vorrei non doverci infilare più nient’altro tra questa frase che mi ha appena detto il tipo sconosciuto e l’ultima cosa che vedrò prima di dormire. Non è così che va la vita, e lo sappiamo tutti, prima dei titoli di coda ci sarà la macchina, i semafori, la ricerca del parcheggio, le chiavi nelle tasche, l’ascensore, le lenti a contatto, eccetera eccetera, e una certa magia senza nome si depositerà in terra come farina starnutita da un pacco sfuggito dalle mani. Accadranno, succederanno tutte cose che niente avranno a che vedere con la bella frase in romanesco e, in generale, con tutto il tipo di serata che m’è toccato in sorte di passare.

Solo un’ora prima del Tevere, degli uomini incappucciati e del motoscafo stavo alla festa di Alberto, una bella festa al centro di Roma, in una casa con un ciak enorme appoggiato a una parete e dei bellissimi libri misteriosamente mischiati a quelli di Fabio Volo. Solo un’ora prima me ne stavo in questa casa con un bicchiere in mano a chiacchierare con Valerio Mastandrea, il che sembra incredibile per uno che fa una vita come la mia. Eppure stavo lì e parlavo con il mio attore italiano preferito dei suoi lavori che ho maggiormente gradito. Tutto questo un paio d’ore prima. Mi godevo la conversazione con questo tizio famoso sembrandomi la cosa più ovvia di questo mondo. C’è stato molto romanesco, in questa conversazione, molto parlarsi addosso, molto accavallarsi, e il romanesco, il romanaccio, s’è proprio esaltato. Quando se n’è andato via, insieme alla sua fidanzata, l’attore famoso m’ha battuto una mano sulla spalla, stavo seduto per terra a chiacchierare, e m’ha detto “Ciao Ste“, e allora io mi sono sentito come uno di quei cretini che si pensa tutto importante perché il personaggio famoso non solo se l’è cagato, non solo l’ha TOCCATO, ma s’è ricordato pure il nome. Pensate che gli ho fatto sgranare l’occhi, quando gli ho parlato di un film suo che penso avremo visto in dodici. M’ha detto: “Allora te n’intendi proprio aho…” e voi questo lo dovete sapere, ci tengo, del fatto che me n’intendo proprio aho, ci tengo che lo sappiate, anche se questo film, la visione di questo film che conosciamo in dodici, è legato a un momento piuttosto travagliato della mia recente vita, e pure questo gli ho raccontato, all’attore famoso, in romanesco, alla festa di Alberto, e lui m’ha detto: “Ah, e di questo me dispiace…”, al che c’è stato tutto uno scoppiettio nella mia testa e ho pensato: lo vedi che le vie del signore sono infinite? Lo vedi che c’aveva un senso tutto quel dolore che ti sembrava di stare a provare, quella sera che ti vedesti il film di Mastandrea che conosciamo in 12? (due sono amici miei)

L’ho pure insultato, bonariamente s’intende, all’attore mio italiano preferito, quando ho preso un po’ più di confidenza, perché anche lui, come tutti, ha fatto delle cagate di film, una in particolare, e allora gliel’ho detto, non ce la facevo a tenermelo dentro, e devo dire che l’ha risposta che m’ha data, il MODO in cui me l’ha data, la faccia che ha fatto nel darmela, mi ha ripagato della fatica della visione. (non vi dirò il brutto film qual era) Dopo mi sono sentito come quello che è partito verso la più bella della festa ed è tornato vincitore e poi, per tutto il resto della serata, s’è sentito niente di meno che Marlon Brando.

- Peccato… Almeno se godevamo de più er panorama…

Annuisco e me lo guardo, il panorama. E’ notte, fa freddo e questa è stata una chiosa perfetta. Vorrei che tutto si spegnesse. Vorrei i titoli di coda. Certe volte è solo questione di rime, di poesia. Mentre cammino verso la macchina armeggio con il cellulare. Ci penso su. Me lo rimetto in tasca. Lo ritiro fuori. Ci penso ancora un po’. Mi sembro matto, forse lo sono. Alla fine ci rinuncio e via, Roma mi mangia e mi mastica e quando mi sputa sono sotto casa.

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  • Commento di Pillow

    lo sai, Ste’ che la gente non ci crede quanto sia semplice e stupido e assolutamente naturale, a Roma, trovarsi gomito a gomito con attori o scrittori o registi? alla fine frequentiamo tutti gli stessi posti, le stesse case e - raccapriccio - la stessa gente.

    Cmq, prima di scivolare nella consueta polemica con te…
    “Non ho visto mai gente tanto buona, simpatica e pronta a darsi una mano come quella che prima si prepara e poi condivide una canna”
    Lo sai bene, eh? ;)

    15 Dicembre 2008

  • Commento di centopercento

    Secondo me in serate come queste se ti viene l’istinto di usare il cellulare bisogna farlo. Come in un sogno.

    15 Dicembre 2008

  • Commento di stefano havana

    Pillow: in realtà dubito che “quel tipo di gente” frequenti gli stessi posti miei, davvero. E’ molto ma molto ma MOLTO difficile. Direi *impossibile*. Però, certo, a volte può capitare.

    centopercento: ma alle volte bisogna saper resistere.
    [Ste]

    15 Dicembre 2008

  • Commento di Pillow

    sono intorno a noi…..

    15 Dicembre 2008

  • Commento di il palombaro

    MAMMAMIA QUANTO ROSICO!
    IO OERI SERA ERO SU NA TAXI A BRINDISI PER ANDARE A COMPRARE GIORNALI E SIGARETTE VISTO CHE CI HANNO ORMEGGIATO “VICINO” ALLA CITTA’.
    MI SONO DOVUTO CIUCCIARE IL TASSINARO VECCHIO, COI RAYBAN OLD STYLE IN ORO E I BAFFI TINTI!!! CHE SI LAMENTAVA DELL’ITALIA SOSTENENDO CHE IL TRAFFICO è DISORDINATO, E SUBITO DOPO, TAAAK, PARCHEGGIA IN DOPPIA FILA. POI SI LAMENTAVA CHE NON CI SONO PIU’ REGOLE, E INTANTO MI FUMAVA IN MACCHINA. POI SI LAMENTAVA CHE NON CI SONO PIU’ SOLDI, E ALLORA PERFORTUNA CHE ERAVAMO RITORNATI IN PORTO PERCHE’ ALTRIMENTI LO AVREI PRESO A CALCI FACENDOGLI NOTARE CHE SICCOME NON CI SONO PIU’ REGOLE SICCOME NON CI SONO PIU’ SOLDI LUI, LIMORTACCISUA, MI STAVA CHIEDENDO 25 EURI PER 10 MINUTI DI MACCHINA, SENZA TASSAMETRO E AVENDOMI RACCONTATO CHE LUI STAVA IN PENSIONE GIà DA 7 ANNI. E MENTRE L’AVREI PRESO A CALCI GLI AVREI STRILLATO NELLE ORECCHIE: “EHHHHHHH ORMAI PURTROPPO QUESTA è L’ITALIA”

    15 Dicembre 2008

  • Commento di stefano havana

    Palombaro: perfetta descrizione del peggiore male italico. :-)) Quel “piovegovernoladrismo” che ci assale tutti, dal primo all’ultimo. Da tempo ho smesso di lamentarmi del traffico, stando in macchina, per esempio. Cerco nel mio piccolo di migliorare la situazione morale. Almeno quella.
    [Ste]

    15 Dicembre 2008

  • Commento di aNDy cAPp

    Anche io ho passato una bellissima notte, quella notte.
    E’ stata diversa però quel momento, lungo il Tevere,
    c’è stato anche per me. Anzi c’è stato due volte: prima in compagnia della donna che amo, poi un’altra volta da solo.
    Forse avevo bisogno di farmi vedere così dal fiume, da solo,
    e cercando un po’ di conforto nel panorama.

    18 Dicembre 2008

  • Commento di stefano havana

    Andy Capp: Non ti cancello questo commento giusto per pietà, guarda. :-)

    19 Dicembre 2008

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